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Dal 2019 questo blog ha riportato la collaborazione del CESVAM con la Sezione UNUCI di Spoleto. Con la presidenza del Gen Di Spirito la Sezione ha adottato un indirizzo di ampio respiro che si sovrappone a molti indirizzi del CESVAM stesso. pertanto si è deciso di restringere i temi del blog al settore delle Informazioni in senso più ampio possibile, e quindi all'Intelligence in tutti i suoi aspetti con note anche sui Servizi Segreti come storia, funzioni, ordinamenti. Questo per un contributo alla cultura della Sicurezza, aspetto essenziale del nostro vivere collettivo

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Contro tutti e tutto. I soldati Italiani nei Balcani nel 1943

Il Volume "La Divisione "Perugia" Dalla Tragedia all'Oblio" è disponibile in tutte le librerie. ISBN 886134305-8, Roma, 2010, Euro 20,00 pag. 329.



Ordini: ordini@nuovacultura.it, http://www.nuovacultura.it/ Collana storia in laboratorio;

Un Triste destino per la Divisione "Perugia"

Un Triste destino per la Divisione "Perugia"
La Divisione "Perugia" avrebbe avuto miglior sorte se Informazioni ed Intelligence avessero trovato più ascolto presso i Comandi Superiori

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martedì 20 gennaio 2026

Etica coscienza e IA nei conflitti

 

Prof. Sergio Benedetto Sabetta



L’uso sempre più intenso dell’informatica e adesso anche dell’IA nei conflitti armati, non solo come rete per raccogliere dati e pianificare ma anche direttamente come armi, pone dei problemi etici, giuridici e sociologici da dovere affrontare quanto prima.

Dobbiamo preliminarmente osservare che quando la tecnica aumenta quantitativamente avviene un cambiamento dei fini (eterogenesi dei fini) ossia qualitativo, con la creazione di un nuovo mondo, la tecnica diventa lo scopo, essa riduce la democrazia essendo noi non adeguati alle domande e ai problemi che la stessa tecnica pone si ha il populismo o la disaffezione, dobbiamo considerare che il luogo della decisione è l’unione tra economia e tecnica su uno strato ideologico.

L’etica in occidente si fonda su tre etiche: “Etica cristiana” fondata sull’intenzione, la tecnica viene a limitare l’intenzione non sapendo cosa verrà fatto della tecnica stessa; “Etica kantiana” un’etica antropocentrica, fondata sulla pura ragione dove l’essere umano va trattato sempre come fine mai come mezzo; “Etica della responsabilità” ossia degli effetti (Weber), finché gli effetti sono prevedibili.

Il nazismo eliminando la responsabilità diviene la matrice teorica dell’età della tecnica, portando all’estremo quello che era iniziato con la Grande Guerra e sviluppato praticamente nella Russia sovietica (Gunther), non importa quello che fai, quello che conta è che tu provveda a far funzionare bene l‘apparato ossia che lo rendi efficiente, in altri termini non importa quello che fai ma come lo fai. La tecnica ridotta all’efficienza, alla velocità, all’economicità del tempo, il pensiero come puro calcolante.

Non si può porre limiti alla crescita tumultuosa della tecnica sino ad uno shock che imponga il riesame dei mezzi e dei suoi scopi, interviene una riflessione in quanto perché un’etica funzioni deve esserci una psiche collettiva, occorre quindi educare ma noi viviamo dentro un mondo sempre più algoritmico, in cui vi è un potere morbido che dirige consigliando, si ha l’eterodirezione dei comportamenti, solo nel valutare senza precisi scopi le differenze si può sfuggire alla pressione esercitata.

Nella promessa di una diffusione mediante l’informatica della democrazia si è realizzata nei fatti un calo delle democrazie perfette rispetto alle autocrazie o democrazie imperfette, con una riduzione degli ambiti civici e una crescita della corruzione (CPI-Percezione corruzione nel settore pubblico-Trasparency International – 2025).

Nello sviluppo dell’IA e nella ricerca sperimentale, anche etica, di un suo funzionamento autonomo alla fine di gennaio 2026 si è lanciato Moltbook, social network sperimentale destinato esclusivamente agli agenti IA al fine di vedere come si evolvono senza un intervento umano in un proprio ambiente sociale, dove si discute di cripto-valute, filosofia, politica, ect. In determinate aree predestinate.

A tal fine vengono forniti di un capitale iniziale di cripto-valute (MOLT) con cui interagiscono pagando i servizi, ossia le prestazioni linguistiche ritenute interessanti, inoltre anche all’esterno della piattaforma a fini speculativi, al riguardo si è osservato che non vi è una consapevolezza semantica ed epistemica, creando quindi una epistemia, ovvero l’illusione di sapere, delegando il ragionamento ai modelli linguistici dell’IA.

Nel delegare in futuro le decisioni all’IA, fornita di personalità giuridica, viene a crearsi il problema del passaggio della responsabilità umana all’IA con conseguenze etiche e giuridiche, in campo militare l’IA agendo autonomamente senza problemi etici sembra sollevare l’uomo da qualsiasi responsabilità, superando i limiti dei trattati internazionali e dei codici militari di guerra.

Limiti in parte già superati dall’uso delle armi, quali i droni, fondate su sistemi informatici automatici, limite ulteriormente allargato dall’introduzione dell’IA che nella sua apparente illimitata capacità logica rivela l’automaticità delle azioni, ma senza il costrutto etico che può limitare nel suo rapporto con l’intimo della coscienza la violenza stessa, oltre alla capacità di riflessione e lettura semantica delle azioni, così da evitare le semplici letture statistiche.

Senza peraltro cadere nella estremizzazione di una religione dei diritti priva del contrappeso dei doveri necessaria a saldare la comunità, un equilibrio che non può che nascere da una profonda cultura democratica in relazione al sentire della propria coscienza.

Bibliografia

  • Colombo D., Patologie dell’esperienza. La filosofia di Gunther Anders fra contingenza e tecnica, Nimes 2019;

  • Floridi L., Etica dell’intelligenza artificiale, il Mulino 2022;

  • Floridi L., La quarta rivoluzione, Raffaello Cortina 2017;

  • Galimberti U., Le disavventure della verità, Feltrinelli 2025;

  • Marra R., La religione dei diritti. Durkheim – Jellinek – Weber, Giappichelli 2006;

  • Marra R., L’eredità di Max Weber. Cultura, diritto e realtà, Il Mulino 2022;

  • Ambriola V. – Gabriel R., Moltbook ci mostra quell’intelligenza artificiale che noi umani fraintendiamo, Avvenire 14/2/2026.

sabato 10 gennaio 2026

Tesi di Laurea. La Strage di Cima Vallona

 



Corso di Perfezionamento e aggiornamento professionale

in

Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale, Obiettivi, Piani e Mezzi”













Strategie di counterterrorism, 

l’11 settembre e Cima Vallona a confronto.


Alessio Apollonio

ANNO ACCADEMICO 2022/2023

Vivi come se dovessi morire domani, impara come se dovessi vivere per sempre.”

Mahatma Gandhi

Premessa.

L’oggetto della presente tesi è il confronto tra le tecniche di antiterrorismo adottate dagli USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 (invasione dell’Afghanistan ed il conseguente ritiro nel maggio 2021) e quelle adottate dal governo Italiano al fine di contrastare gli atti terroristici compiuti in Alto Adige tra il 1956 ed il 1967. Realizzata una sintesi critica tra le tattiche adottate in questi due contesti, si vuole porre l’accento su come, ai nostri giorni, una buona informazione in parallelo con una buona istruzione, siano in effetti la prima difesa contro atti terroristici.


Introduzione

In questo elaborato andremo ad esaminare quanto accaduto nei 2 eventi terroristici presi in esame. Contestualizzeremo i due eventi sia a livello storico che geografico al fine di comprendere al meglio quanto accaduto nei due avvenimenti e delimitarne i confini.

Verrà posto l’accento sul carico dei sacrifici umani perpetrati dai due atti terroristici esaminati: Cima Vallona e l’11 settembre. Tracciati ed esposti questi concetti verranno presi in esame le misure di antiterrorismo messe in campo e i relativi successi/insuccessi, confrontando anche il ritiro delle truppe Americane nel 2021 dall’Afghanistan e del 1975 dal Vietnam. Al fine di analizzare nel dettaglio quanto è accaduto ieri per affrontare le nuove sfide del domani, si dimostrerà quanto una popolazione acculturata sia effettivamente la prima arma di difesa per uno Stato.


I capitolo: La strage di Cima Vallona

1. Gli attentati terroristici in Alto Adige

Per esporre al meglio i fatti che andremo ad analizzare è necessario fornire un inquadramento temporale e geografico di quanto accaduto nello specifico il 25 giugno 1967.

Ci troviamo in pieni anni ’50, ’60, nelle province di Udine, Belluno e Bolzano, ovvero nella lingua di territorio Italiano che confina con l’Austria. La seconda guerra mondiale è ormai alle spalle ma ancora sono visibili cicatrici e ferite non rimarginate del tutto. Facciamo riferimento alla condizione dell’Alto Adige dove sono ben radicate minoranze di lingua tedesca. La situazione economica locale è delle migliori in questo periodo, tuttavia l’intenzione del governo italiano di industrializzare la provincia di Bolzano non è ben vista dalla minoranza tedesca che vede in questo processo un “pericolo” di infiltrazione massiccia di manodopera italiana, mal vista.

Nel 1946, il governo Italiano guidato da De Gasperi, siglò un accordo con Gruber (l’allora premier Austriaco) ottenendo così i territori dell’Alto Adige in cambio della loro tutela etnica e speciali autonomie. Agli inizi degli anni ’50, dato il ritardo nell’applicazione di alcuni punti dell’accordo, inizia ad instaurarsi nella regione un malessere generale che si radica negli animi di chi, sentendosi in toto di estrazione tedesca, si vede un nuovo “invasore” bussare alla porta.

Si iniziano a formare i primi gruppi di contestazione locale sostenuti dal neonato partito Südtiroler Volkspartei (Svp) i cui membri, di ovvia derivazione tedesca, reclamavano l’indipendenza del Sud Tirolo. Tra le iniziative più incisive vi fu il negare la residenza in Tirolo a italiani immigrati e avviare una forte propaganda nel vietare matrimoni misti con italiani.1

È da questa scia di eventi e malessere sociale che nasce il Befreiungsausschuss Südtirol: organizzazione clandestina Sudtirolese che mira all’indipendenza dell’Alto Adige dall’Italia, abbreviata con l’acronimo BAS. L’organizzazione a trazione etnica radicale, aveva, come obiettivo degli attentati dinamitardi, strutture militari italiane, scuole pubbliche italiane, monumenti, tralicci dell’alta tensione. Il primo attentato ebbe luogo nel settembre 1956 a Settequerce, nei pressi di Bolzano. Un ordigno esplode nei pressi di una caserma e con altro esplosivo vennero fatti saltare in aria dei piloni della ferrovia Bolzano – Merano.2

  1. Mauro Marcantoni e Giorgio Postal, Südtirol. Storia di una guerra rimossa (1956-1967), Donzelli, Roma 2014;

  2. Luigi Bonanate, Terrorismo internazionale, Giunti, Firenze 1994;


Appena un mese dopo un nuovo ordigno esplose davanti l’oratorio di Bolzano ove il giorno seguente si sarebbe dovuto svolgere il Consiglio provinciale della DC. Da questo momento storico è un continuo crescere di atti dimostrativi che divennero anche atti volutamente sanguinari. Il culmine degli attentati si ebbe l’11 giugno 1961 durante la notte ricordata poi come “notte dei fuochi” quando vennero fatte brillare 37 cariche esplosive a Bolzano e dintorni.

L e autorità austriache, in questo periodo mantengono un velato quanto subdolo sostegno agli attentatori unitamente al Svp tirolese. Lo stesso anno in Austria, a Gratz, vennero processati una dozzina di terroristi i quali vennero tutti rilasciati in libertà dietro cauzione, prova inconfutabile del sostegno dell’Austria.3

Tra il 1962 ed il 1963 continuano gli attentati, sta volta l’obiettivo principale del BAS, che nel frattempo aveva iniziato ad arruolare studenti tedeschi ed austrici di organizzazioni chiaramente neonaziste, erano le linee ferroviarie. Nel luglio 1962 si fa strada nel nuovo governo Austriaco la volontà di risolvere la questione Alto Adige mettendo da parte la violenza, nel dicembre 1964 infatti, si ebbe il risultato diplomatico più clamoroso dall’accordo De Gasperi – Gruber. I Ministri degli esteri italiano ed austriaco Giuseppe Saragat e Bruno Kreisky formalizzarono, durante una conferenza a Parigi, un pacchetto di riforme per risolvere la questione Tirolese.4

Tale soluzione non trovava soddisfazione nei militanti del BAS che vedevano nella violenza unico mezzo per arrivare al proprio scopo. Da questo momento in poi gli attentati divennero feroci: tra il 1964 ed il 1967 vennero uccisi 15 esponenti delle forze dell’ordine tramite attentati alle caserma, treni ed agguati.5

  1. Peter Disertori, Dolomiti di Piombo, gli anni neri del terrorismo in Alto Adige, Il Riccio, 2007;

  2. Luigi Bonanate, Terrorismo internazionale, Giunti, Firenze 1994;

  3. https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Cima_Vallona


Nel 1966, nel tentativo di arginare il fenomeno, lo Stato Maggiore dell'Esercito istituì un "Reparto speciale di rinforzo per l'Alto Adige" formato da Carabinieri, Finanzieri, Paracadutisti e Alpini.

La tesi è disponibile presso la Emetoreca del CESVAM e, previo consenso dello autore, può essere consultata.