Corso di Perfezionamento
e aggiornamento professionale
in
“Terrorismo ed
Antiterrorismo Internazionale, Obiettivi, Piani e Mezzi”
Strategie
di counterterrorism,
l’11 settembre e Cima Vallona a confronto.
Alessio Apollonio
ANNO
ACCADEMICO 2022/2023
“Vivi
come se dovessi morire domani, impara come se dovessi vivere per
sempre.”
Mahatma
Gandhi
Premessa.
L’oggetto
della presente tesi è il confronto tra le tecniche di antiterrorismo
adottate dagli USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001
(invasione dell’Afghanistan ed il conseguente ritiro nel maggio
2021) e quelle adottate dal governo Italiano al fine di contrastare
gli atti terroristici compiuti in Alto Adige tra il 1956 ed il 1967.
Realizzata una sintesi critica tra le tattiche adottate in questi due
contesti, si vuole porre l’accento su come, ai nostri giorni, una
buona informazione in parallelo con una buona istruzione, siano in
effetti la prima difesa contro atti terroristici.
Introduzione
In
questo elaborato andremo ad esaminare quanto accaduto nei 2 eventi
terroristici presi in esame. Contestualizzeremo i due eventi sia a
livello storico che geografico al fine di comprendere al meglio
quanto accaduto nei due avvenimenti e delimitarne i confini.
Verrà
posto l’accento sul carico dei sacrifici umani perpetrati dai due
atti terroristici esaminati: Cima Vallona e l’11 settembre.
Tracciati ed esposti questi concetti verranno presi in esame le
misure di antiterrorismo messe in campo e i relativi
successi/insuccessi, confrontando anche il ritiro delle truppe
Americane nel 2021 dall’Afghanistan e del 1975 dal Vietnam. Al fine
di analizzare nel dettaglio quanto è accaduto ieri per affrontare le
nuove sfide del domani, si dimostrerà quanto una popolazione
acculturata sia effettivamente la prima arma di difesa per uno Stato.
I
capitolo: La strage di Cima Vallona
1.
Gli attentati terroristici in Alto Adige
Per
esporre al meglio i fatti che andremo ad analizzare è necessario
fornire un inquadramento temporale e geografico di quanto accaduto
nello specifico il 25 giugno 1967.
Ci
troviamo in pieni anni ’50, ’60, nelle province di Udine, Belluno
e Bolzano, ovvero nella lingua di territorio Italiano che confina con
l’Austria. La seconda guerra mondiale è ormai alle spalle ma
ancora sono visibili cicatrici e ferite non rimarginate del tutto.
Facciamo riferimento alla condizione dell’Alto Adige dove sono ben
radicate minoranze di lingua tedesca. La situazione economica locale
è delle migliori in questo periodo, tuttavia l’intenzione del
governo italiano di industrializzare la provincia di Bolzano non è
ben vista dalla minoranza tedesca che vede in questo processo un
“pericolo” di infiltrazione massiccia di manodopera italiana, mal
vista.
Nel
1946, il governo Italiano guidato da De Gasperi, siglò un accordo
con Gruber (l’allora premier Austriaco) ottenendo così i territori
dell’Alto Adige in cambio della loro tutela etnica e speciali
autonomie. Agli inizi degli anni ’50, dato il ritardo
nell’applicazione di alcuni punti dell’accordo, inizia ad
instaurarsi nella regione un malessere generale che si radica negli
animi di chi, sentendosi in toto di estrazione tedesca, si vede un
nuovo “invasore” bussare alla porta.
Si
iniziano a formare i primi gruppi di contestazione locale sostenuti
dal neonato partito Südtiroler
Volkspartei (Svp) i cui membri, di ovvia derivazione tedesca,
reclamavano l’indipendenza del Sud Tirolo. Tra le iniziative più
incisive vi fu il negare la residenza in Tirolo a italiani immigrati
e avviare una forte propaganda nel vietare matrimoni misti con
italiani.1
È
da questa scia di eventi e malessere sociale che nasce il
Befreiungsausschuss
Südtirol:
organizzazione clandestina Sudtirolese che mira all’indipendenza
dell’Alto Adige dall’Italia, abbreviata con l’acronimo BAS.
L’organizzazione a trazione etnica radicale, aveva, come obiettivo
degli attentati dinamitardi, strutture militari italiane, scuole
pubbliche italiane, monumenti, tralicci dell’alta tensione. Il
primo attentato ebbe luogo nel settembre 1956 a Settequerce, nei
pressi di Bolzano. Un ordigno esplode nei pressi di una caserma e con
altro esplosivo vennero fatti saltare in aria dei piloni della
ferrovia Bolzano – Merano.2
Mauro
Marcantoni e Giorgio Postal, Südtirol.
Storia di una guerra rimossa (1956-1967),
Donzelli, Roma 2014;
Luigi
Bonanate, Terrorismo
internazionale,
Giunti, Firenze 1994;
Appena
un mese dopo un nuovo ordigno esplose davanti l’oratorio di Bolzano
ove il giorno seguente si sarebbe dovuto svolgere il Consiglio
provinciale della DC. Da questo momento storico è un continuo
crescere di atti dimostrativi che divennero anche atti volutamente
sanguinari. Il culmine degli attentati si ebbe l’11 giugno 1961
durante la notte ricordata poi come “notte dei fuochi” quando
vennero fatte brillare 37 cariche esplosive a Bolzano e dintorni.
L e
autorità austriache, in questo periodo mantengono un velato quanto
subdolo sostegno agli attentatori unitamente al Svp tirolese. Lo
stesso anno in Austria, a Gratz, vennero processati una dozzina di
terroristi i quali vennero tutti rilasciati in libertà dietro
cauzione, prova inconfutabile del sostegno dell’Austria.3
Tra
il 1962 ed il 1963 continuano gli attentati, sta volta l’obiettivo
principale del BAS, che nel frattempo aveva iniziato ad arruolare
studenti tedeschi ed austrici di organizzazioni chiaramente
neonaziste, erano le linee ferroviarie. Nel luglio 1962 si fa strada
nel nuovo governo Austriaco la volontà di risolvere la questione
Alto Adige mettendo da parte la violenza, nel dicembre 1964 infatti,
si ebbe il risultato diplomatico più clamoroso dall’accordo De
Gasperi – Gruber. I Ministri degli esteri italiano ed austriaco
Giuseppe Saragat e Bruno Kreisky formalizzarono, durante una
conferenza a Parigi, un pacchetto di riforme per risolvere la
questione Tirolese.4
Tale
soluzione non trovava soddisfazione nei militanti del BAS che
vedevano nella violenza unico mezzo per arrivare al proprio scopo. Da
questo momento in poi gli attentati divennero feroci: tra il 1964 ed
il 1967 vennero uccisi 15 esponenti delle forze dell’ordine tramite
attentati alle caserma, treni ed agguati.5
Peter
Disertori, Dolomiti
di Piombo, gli anni neri del terrorismo in Alto Adige,
Il Riccio, 2007;
Luigi
Bonanate, Terrorismo
internazionale,
Giunti, Firenze 1994;
https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Cima_Vallona
Nel
1966, nel tentativo di arginare il fenomeno, lo Stato Maggiore
dell'Esercito istituì un "Reparto speciale di rinforzo per
l'Alto Adige" formato da Carabinieri, Finanzieri, Paracadutisti
e Alpini.
La tesi è disponibile presso la Emetoreca del CESVAM e, previo consenso dello autore, può essere consultata.