giovedì 25 settembre 2014
M.O.V.M. Gennaro Capuozzo
Capuozzo Gennaro, nato nel 1932 a Napoli. Partigiano
Combattente
Appena dodicenne - dice la motivazione della sua Medaglia d'Oro
- durante le giornate insurrezionali di Napoli partecipò agli scontri sostenuti
contro i tedeschi, dapprima rifornendo di munizioni i patrioti e poi impugnando
egli stesso le armi. In uno scontro con carri armati tedeschi, in piedi,
sprezzante della morte, tra due insorti che facevano fuoco, con indomito
coraggio lanciava bombe a mano fino a che lo scoppio di una granata lo sfracellava
sul posto di combattimento insieme al mitragliere che gli era al fianco. Prodigioso ragazzo che fu mirabile
esempio di precoce ardimento e sublime eroismo. Napoli, 28-29 settembre 1943».
Biografia
Appartenente a modesta
famiglia di operai, apprendista commesso in un negozio di valigeria ed articoli
da viaggio, nella insurrezione napoletana contro i tedeschi, dopo aver preso
parte ad un primo scontro in via Santa Teresa, veniva colpito in pieno il 29
settembre 1943 da una granata tedesca nel combattimento sostenuto nel
terrazzino dell’Istituto delle Filippine. Era il più giovane dei combattenti
fra gli insorti napoletani.
lunedì 22 settembre 2014
M.O.V.M. Alfonzo Cigala Fulgosi
Cigala Fulgosi conte Alfonso, nato nel 1884 ad
Agazzano, Piacenza. Generale di Divisione nella riserva, comandante della
Piazza di Spalato.
Altre decorazioni
Medaglia d’Argento al Valor Militare (Zagorie, 23-25 agosto 1917)
Biografia
Discendente
di antica famiglia, che aveva dato alla repubblica di Genova Dogi e Capitani,
ed era emigrata a Piacenza nel 1300. Fu alunno del Collegio dei barnabiti di
Lodi e, conseguita la licenza liceale, fu ammesso come Allievo alla Scuola
Militare di Modena nel novembre 1904. Venne nominato sottotenente di cavalleria
nel 1906 e destinato ai “Lancieri di Montebello”; quindi fu promosso tenente
nel settembre 1909 e capitano nel 1915 nel “Savoia Cavalleria”. Nella Prima
guerra mondiale fu ufficiale d’ordinanza del comandante della 1° armata
mobilitata, partecipò quindi alle operazioni al comando di uno squadrone dei
2lancieri di Firenze”, ed infine fu addetto all’8a Divisione di Fanteria. Fu
ferito sul Monte Santo. In Francia, con la Divisione che vi si era trasferita nel 1918,
partecipò alla seconda battaglia della marna. Promosso maggiore nel 1924, fu
insegnate alla Scuola Allievi Ufficiali di Milano e giudice supplente di quel
Tribunale Militare Territoriale fino al 1927, anno in cui conseguì la
promozione a tenente colonnello ed il trasferimento al Centro Speciale di Cavalleria
della Sardegna. Prestò successivamente servizio presso il Comando del Corpo d’Armata
di Udine, al Ministero della Guerra ed infine al Comando del Corpo d’Armata di
Milano. Il 31 dicembre 1936 venne promosso colonello e nel 1940 passò a domanda
nella riserva col grado di generale di brigata essendo stato nominato
Presidente della federazione Italiana Sport Equestri “F.I.S.E.”. Nel settembre
1942 (quando già al figlio tenente di vascello, era stata concessa la Medaglia d’Oro, fu
richiamato a domanda in servizio ed assunse il comando della XVII Brigata
costiera in Dalmazia e, successivamente, promosso generale di Divisione, quello
del presidio di Spalato
vds: Torsiello M., Le Operazioni delle
Unità Italiane nel settembre-ottobre 1943.
Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio
Storico, , pag. 420/423.
Fioravanzi G., La Marina Italiana
nella Seconda Guerra Mondiale. Volume XV: “La Marina dall’8 settembre 1943 alla fine del conflitto”,
Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore della Difesa, Ufficio Storico,
pag. 172/75.
martedì 16 settembre 2014
Qualcosa si muove al Ministero
Libro bianco della Difesa italiana L’enunciato delle buone intenzioni Alessandro Marrone 05/08/2014 |
Le premesse metodologiche
Il documento, elaborato da un gruppo di esperti nominato dal Ministro della Difesa Roberta Pinotti, e presentato al Consiglio Supremo di Difesa e al Parlamento, contiene almeno tre indicazioni metodologiche preliminari.
La prima è l’intenzione di spiegare la necessità, utilità e importanza delle Forze Armate italiane, in relazione non solo alla politica estera e di difesa del Paese ma più in generale agli interessi nazionali. Cose niente affatto scontate in Italia, dove le carenze del dibattito pubblico sulle questioni di difesa sono particolarmente evidenti.
La seconda è una spiegazione della necessità e utilità del, prossimo, Libro Bianco, rispetto al processo decisionale in corso sulla difesa.
Infatti, a differenza di Francia e Gran Bretagna che hanno prodotto documenti del genere sia negli anni ’90 che negli anni 2000 per adeguare il proprio strumento militare ai cambiamenti dello scenario internazionale, in Italia l’ultimo esempio di “vero” Libro Bianco come strumento di riflessione e pianificazione strategica risale al 1986 e se ne è quasi persa la memoria istituzionale.
Infine, la terza chiarisce quale sia il perimetro da rispettare per l’elaborazione del Libro Bianco, per non ripartire da zero ridiscutendo i punti fermi della politica di difesa italiana dell’ultimo ventennio, quali ad esempio l’impegno nelle missioni Nato e la spinta verso l’integrazione europea nel campo della difesa. Un perimetro concettuale che sostanzialmente si basa sugli elementi condivisi da gran parte dell’opinione pubblica e delle forze politiche.
Gli obiettivi della riforma necessaria
Il contenuto delle Linee Guida è articolato in varie sezioni, che a partire dal contesto globale e dalla tutela degli interessi nazionali discutono il futuro “modello operativo” delle forze armate, in riferimento a struttura organizzativa, risorse umane, e ricerca tecnologica, sviluppo e acquisizione delle capacità, anche alla luce dell’esperienza operativa accumulata in oltre due decenni di missioni internazionali.
Tra gli spunti più interessanti vi sono i quattro “parametri di riferimento” che il Libro Bianco dovrebbe seguire per ridefinire la configurazione delle Forze Armate: quello “geostrategico”, teso a definire l’ampiezza, la modalità e l’intensità degli sforzi in funzione degli interessi e delle priorità nazionali; quello quantitativo, legato alla dimensione numerica delle risorse umane e materiali; quello qualitativo, riferito al livello tecnologico, formativo, addestrativo e di prontezza delle varie componenti delle Forze Armate; quello capacitivo, infine, in teoria sintesi dell’abilità dello strumento militare nel suo complesso di produrre l’effetto necessario a conseguire gli obiettivi prefissati.
Uno strumento che dovrebbe essere interforze, internazionale, interoperabile, e allo stesso tempo efficace, efficiente ed economicamente sostenibile.
Altro spunto significativo è l’identificazione di requisiti per l’organizzazione delle Forze Armate quali ad esempio la razionalità e l’economicità complessiva, l’eliminazione di ogni duplicazione non necessaria, la minimizzazione del numero dei livelli gerarchici, la piena integrazione interforze, la semplificazione dei processi e delle strutture organizzative.
Passando al capitolo del procurement militare, viene introdotta l’idea di un “piano strategico” volto a soddisfare le esigenze delle Forze Armate attraverso soluzioni possibilmente europee, e, in secondo luogo, a indicare e sostenere le aree di eccellenza tecnologica dell’industria italiana dell’aerospazio e difesa.
Un punto di partenza, non di arrivo
Le Linee Guida rappresentano di certo un punto di partenza per la stesura del Libro Bianco, ma non un punto di arrivo. All’elaborazione di quest’ultimo servirebbe, infatti, una più chiara visione politico-strategica che identifichi le priorità per la politica di difesa italiana nell’odierno quadro internazionale, e quindi le relative linee di sviluppo dello strumento militare.
A questa visione dovrebbe corrispondere, sempre nel Libro Bianco, un’indicazione puntuale delle razionalizzazioni e riforme necessarie per mantenere le Forze Armate efficaci ed efficienti all’interno dei prevedibili vincoli di bilancio, comprensiva della pianificazione dell’allocazione delle risorse economiche, umane e materiali.
Il tutto in una forma che sia lineare, chiara e coerente, pur nella necessaria articolazione e livello di dettaglio, agli occhi del decisore - politico, militare e di altro genere - che dovrà far proprio il Libro Bianco se si vuole che esso sia veramente applicato e non rimanga lettera morta.
Alessandro Marrone è ricercatore senior nell'Area Sicurezza e Difesa dello IAI e responsabile di progetti di ricerca per la Commissione europea e per l'Agenzia europea di difesa (Twitter: @Alessandro__Ma).
mercoledì 10 settembre 2014
M.O.V.M. Gino Canetti
Canetti Gino, nato il 1914 a Langhirano (Parma).
Capitano di complemento, 119° Reggimento fanteria.
Motivazione della Medaglia d’oro
"Comandante di compagnia fucilieri di un battaglione a cui
era stato dato il compito di attaccare un forte schieramento difensivo tedesco,
durante la preparazione dell'attacco, esprimeva la sua decisa volontà di
condurre vittoriosamente a termine l'azione, sia pure a costo del suo
sacrificio personale. Incurante della violenta reazione avversaria, alla testa
dei suoi uomini, che lo seguivano ammirati per tanto ardimento, si lanciava
all'attacco delle posizioni nemiche. Ferito una prima volta ad una mano,
noncurante di sé, accorreva là dove più ferveva la lotta, dando prova
ammirevole di un cosciente sprezzo del pericolo. Mentre stava per sopraffare un
centro di resistenza, una bomba da mortaio gli asportava il braccio destro,
sollevato per indicare ai suoi la via della vittoria. Colpito ancora una volta
gravemente ad una gamba, insensibile al dolore e noncurante degli inviti di
recarsi al più vicino posto di medicazione, piegatosi in ginocchio, con
ammirevole stoicismo continuava ad incitare i suoi con l'esempio e la parola a
persistere nella lotta, quando un colpo di granata che lo investiva in pieno,
stroncava questa maschia figura di combattente e di comandante che cadeva fra i
suoi che raggiungevano la meta e la vittoria. Nobile figura di eroe, che già in
altre azioni di guerra aveva dato prova delle sue insuperabili doti di
ardimento".
Il nome di Gino Canetti è scolpito, con quello della Medaglia
d'Oro Eugenio
Banzola, sulla lapide apposta sul municipio di Langhirano a ricordo degli
undici langhiranesi morti per la Libertà. Anche a Roma una via è stata intitolata
a Canetti.
Biografia.
Conseguito
il diploma di scenografo presso l’Istituto “Paolo Toschi” di parma, si
arruolava volontario, non ancora dieciannovenne, quale allievo ufficiale di complemento, nella Scuola di Palermo e nel
giugno 1933 era nominato sottotenente. Assegnato al 61à Reggimento Fanteria, vi
prestò servizio di prima nomina dal 1° Febbraio al 31 agosto 1934. Richiamato
alle armi per esigenza Africa Orientale, il 4 marzo 1035, il due aprrile
successivo partiva per l’Eritrea dove fu trasferito a domanda nel Corpo Truppe
Coloniali. Dopo aver partecipato al conflitto etiopico ed alle successive
operazioni di grande polizia coloniale, rimpatriava nel 1939 col grado di
tenente per riprendere la sua attività professionale. Alla fine del gennaio
1942 richiamato nel 119° reggimento fanteria Divisone “Emilia” che era in
formazione destinata a compiti di occupazione in Montenegro, sbarcò a Cattaro
il 24 marzo dello stesso anno. Promosso capitano, assumeva il comando di una
compagnia fucilieri. Alla fine di Agosto 1943 era schierato in difesa costiera
alle Bocche di Cattaro contro eventuali sbarchi nemici.
Per le operazioni della Divisione “Emilia” all’indomani della proclamazione
dell’armistizio vds: Torsiello M., Le Operazioni delle Unità Italiane nel
settembre-ottobre 1943. Roma, Ministero
della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, , pag. 420/423.
Vds, inoltre, relazione del Generale Ugo Buttà, comandante della Divisone
“Emilia”, in Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio
Storico, Cartella 2126.
Per le operazioni della Marina vds.
Fioravanzi G., La
Marina Italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Volume XV: “La Marina dall’8 settembre
1943 alla fine del conflitto”, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore
della Difesa, Ufficio Storico, pag. 172/75.
lunedì 8 settembre 2014
M.O.V.M. Carlo Pirzio Biroli
A3
Pirzio
Biroli Carlo, nato nel 1909 a Roma. Maggiore s.p.e cavalleria, capo di
S.M. raggruppamento celere in Albania
Altre Decorazioni
Medaglia di Bronzo al Valor Militare ( Fronte greco,
febbraio-aprile 1941)
"In un momento tragico per la Patria e di smarrimento
delle sue forze armate, tenendo fede al giuramento prestato opponeva con
fierezza di spirito, degna delle nobili tradizioni dell'Esercito italiano, un
categorico rifiuto all'ordine impartitogli di cedere le armi ai tedeschi e di
arrendersi. Pur essendo consapevole dei gravi rischi cui si votava, reagiva
immediatamente organizzando onorevole reazione. Fallito il tentativo di
guadagnare alla sua causa un comandante, che poteva validamente opporsi col suo
reparto di artiglieria alla caduta in mani nemiche di un importante aeroporto,
non esitava ad impegnarsi in un impari, aspro combattimento, di cui era
l'ardente animatore, ma nella dura lotta cadeva colpito a morte. Mentre
esalava, dopo atroce agonia, l'ultimo respiro, si perfezionava quella resa che
nel suo fine intuito doveva essere respinta ad ogni costo. Col supremo
volontario sacrificio segnava ai più la luminosa via del dovere e
dell'onore".
Biografia
Giovane sportivo e noto campione
militare di equitazione, come il padre gen. Alessandro lo era stato per la
scherma, uscì dall’Accademia Militare di Modena sottotenente di cavalleria il 1
settembre 1932 assegnato al “Genova Cavalleria”. Promosso tenente nel 1934 e
incaricato del grado superiore nel 1939 entro nello stesso anno all’istituto
superiore di guerra come allievo del 69° corso. Promosso capitano nel settembre
1940, fu trasferito al Comando superiore delle FF.AA dell’Albania ed assegnato
in esperimento di S.M. al XXV C.A. Dopo aver partecipato a numerose azioni
nella campagna sul fronte greco-albanese, rientrò al Comando superiore in
servizio di S.M. Nominato infine capo di S.M. del raggruppamento celere
d’Albania, partecipava alle operazioni svoltesi nello scacchiere balcanico fino
alla data dell’armistizio. Con decreto dell’ottobre 1944 fu promosso maggiore
con anzianità 1 settembre 1943, retrodatata al 16 gennaio 1943 per conseguito
vantaggio di carriera.
venerdì 5 settembre 2014
M.O.V.M. Luigi Goytre
A3
Goytre
Luigi, nato nel 1893 a
Cavour (Torino). Tenente Colonello s.p.e, reggimento “Nizza Cavalleria”
Motivazione
della Medaglia d’Oro al Valor Militare
«In un momento
tragico per la Patria
e di smarrimento delle sue forze armate, tenendo fede al giuramento prestato
opponeva con fierezza di spirito, degna delle nobili tradizioni dell'Esercito
italiano, un categorico rifiuto all'ordine impartitogli di cedere le armi ai
tedeschi e di arrendersi. Pur essendo consapevole dei gravi rischi cui si
votava reagiva immediatamente organizzando onorevole reazione. Fallito il
tentativo di guadagnare alla sua causa un comandante che poteva validamente
opporsi col suo reparto di artiglieria alla caduta in mani nemiche di un
importante aeroporto, non esitava ad impegnarsi in un impari aspro
combattimento di cui era l'ardente animatore, ma nella dura lotta cadeva
colpito a morte. Mentre esalava, dopo atroce agonia, l'ultimo respiro, si
perfezionava quella resa che nel suo fine intuito doveva essere respinta ad
ogni costo. Col supremo sacrificio segnava ai più la luminosa via del dovere e
dell'onore». A Luigi Goytre è stata intitolata una via di Torino e una a
Cavour, suo paese natale.
Biografia
Arruolatesi
volontario nel “Cavalleggeri di Lucca” nel 1911, entrò in guerra nel maggio
1915 col grado di sergente maggiore e nell’arile del 1916 ottenne la promozione
a sottotenente in s.p.e. Trasferito nel “Cavalleggeri di Roma” reggimento
appiedato che operava nella zona di Monfalcone, si distingueva il 15 settembre 1916 a quota 77 in un assalto alla
baionetta riportando una ferita da scheggia di bomba a mano. Tenente nel 1917
nel “Lancieri di Montebello” e capitano nel 1930 nel “Cavalleggeri di Vittorio
Emanuele II” prestò poi servizio presso il centro per l’allevamento dei quadrupedi
di Persano e, dal marzo 1936, al Tribunale Militare di Bologna. Maggiore al 1
gennaio 1940 fu trasferito al “Nizza Cavalleria” dove vi fu promosso tenente
colonnello nel settembre 1942. Comandava in Albania il IV gruppo corazzato del
reggimento allorché venne dichiarato l’armistizio.
giovedì 4 settembre 2014
M.O.V.M Giuseppe Amico. Biografia
Amico Giuseppe, nato nel 1890 a Capua. Generale di Divisione, comandante
la divisione fanteria “Marche”
Altre Decorazioni
Medaglia di Bronzo al Valor Militare ( Monfalcone
1916)
Medaglia d’Argento al Valor Militare (Carso,
1916-1917)
Medaglia di Bronzo al Valor Militare (Santander
1937)
Medaglia d’Argento al Valor Militare (Spagna 1938)
Medaglia di Bronzo al Valor Militare (Battaglia del
Levante, 1938)
Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia (Balcania,
1941-1942)
Promosso Generale di rigata per merito di Guerra
(1938-1939)
Motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare
(da inserire)
Biografia
Allievo dell’Accademia Militare di
Torino dal novembre 1909 fu nominato sottotenente di artiglieria campale nel
settembre 1911e promosso tenente nel 1913, assegnato al 13 reggimento
artiglieria da campagna con quale entrò in guerra nel maggio 1915. Capitano nel
settembre dello stesso anno passò al 31° Reggimento artiglieria da campagna,
quindi, nel 1916 al Comando della 4a Divisione di cavalleria e poi al Comando del VII C.A. Promosso maggiore a
scelta nel luglio 1918. Negli anni 1920 e 1921 frequentò i corsi della Scuola
di Guerra ed ebbe poi l’incarico dell’insegnamento di Storia Militare, anche
con la promozione a tenente colonello fino al 1928. Fu in Albania dal 1928 al
1931 con la Missione
militare per la delimitazione dei confini, quindi passò al 5° reggimento da
campagna e nel 1935 con la promozione aa colonello assunse il comando del 10°
reggimento artiglieria divisionale. Nel febbraio 1937 prese parte alle operazioni
militari in Spagna, comandante del reggimento artiglieria della Divisione
“Littorio” e, poi, nel 1938, dell’artiglieria del Corpo Truppe Volontarie .
Rientrato in Italia nell’agosto 1939 fu capo di S.M. della 4a Armata e poi
della 7° Armata mobilitata all’inizio della II Guerra Mondiale. Nel gennaio
1941 assunse il comando della Divisione fanteria “Catanzaro” in Africa
Settentrionale e nel luglio dello stesso anno la Divisione “Marche” in
Dalmazia, mantenendolo anche con la promozione a generale di Divisione.
Medaglie d'oro della Guerra di Liberazione
Su iniziativa dell'ANPI della regione Umbra, è stato dato avvio ad una ricerca per la individuazione delle Medaglie d'oro della Guerra di Liberazione; tale ricerca ha concluso la sua prima fase e sono state individuate, suddivise per anno ( 1943, 1944 e 1945) le Medaglie d'oro della Guerra di Liberazione.
In attesa della attuazione della seconda fase della ricerca, iniziamo a pubblicare le motivazioni di alcune delle medaglie d'oro più significative, in attesa di individuare la Biografia del Decorato.
mercoledì 3 settembre 2014
Buona Lettura
Dopo la pausa estiva riprende l'inserimento dei post riguardo alla attività della Sezione e le relative collaborazioni. A tutti i nostri lettori un augurio di un sereno rientro dalle vacanze. MC
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