|
IL TERRITORIO LIBERO DI CASCIA
Dott. Andrea Martocchia, Gen. Enzo
Climinti
Il recente
fascicolo di Patria Indipendente "Semi di Costituzione. La bella
storia delle repubbliche partigiane" (Settembre 2014) riporta una
mappa delle Repubbliche partigiane, Zone libere e Repubbliche contadine sorte
nel 1944, che evidenzia alcune novità storiografiche di grande rilievo. Tra
queste, va sottolineata la menzione del Territorio Libero di Cascia,
esperienza sorta nella Valnerina umbra, che nella accezione più restrittiva
va datata dal 15 febbraio 1944 – giorno in cui, a seguito della
presa del controllo di Norcia, viene formalmente annunciata a
mezzo manifesti murali la creazione della zona libera "di
Norcia e Cascia" – fino al 31 marzo 1944, data
della imponente e sanguinosa rappresaglia tedesca ("Grossunternehmen
gegen die Banden"). Protagonista dei fatti fu la locale Brigata
Antonio Gramsci, avente commissario politico Alfredo Filipponi
"Pasquale", che nella fase finale ne diverrà il comandante, mentre
nei mesi precedenti a comandarla era stato lo jugoslavo Svetozar Lakovic
"Toso". La Brigata, formalmente costituitasi all'inizio del
febbraio, fu dispersa nella rappresaglia ed i nazifascisti
ripresero il controllo del territorio, ma solo per un breve lasso di
tempo, dopodiché le azioni partigiane tornarono a intensificarsi fino alla
definitiva Liberazione (giugno 1944).
Esistono anche
accezioni più estese per questa misconosciuta vicenda resistenziale: già il
27 dicembre 1943 Cascia è infatti posta sotto il controllo delle formazioni
partigiane che confluiranno nella Bgt. Gramsci; addirittura, Celso
Ghini "Luigi", che da incaricato dal CLN di Roma si reca in
quella zona e presiede alla costituzione formale della Brigata,
intenderà la zona libera in una accezione tanto larga da farla durare
sin dal settembre-ottobre 1943 e da includervi tutte le aree a cavallo
tra Umbria e Marche meridionali in cui i tedeschi non si sentivano al
sicuro, perciò delimitate con i noti cartelli "Achtung banditen":
un'area vasta da Tolentino al confine abruzzese e da Amandola a
Narni! In questa accezione così estesa, la Bgt. Gramsci non è
l’unica formazione partigiana protagonista degli eventi, bensì assieme ad
essa svolgono un ruolo anche le altre formazioni umbro-marchigiane monitorate
da Ghini in qualità di ispettore, a partire (per lo specifico della
Valnerina) dalla banda di Ernesto Melis, nata a Spoleto ma che nella
fase successiva si stanzierà nella zona di Visso ed avrà un ruolo-chiave
nella Liberazione finale di Norcia, benché oramai in assenza di colui che ad
essa aveva dato il nome.
Certamente,
almeno nella accezione più stretta, questo Territorio Libero merita di
essere menzionato nella pubblicistica del partigianato e nella stessa
storiografia resistenziale ben più di quanto non sia successo in
passato: in effetti, esso è stato generalmente omesso dalle tradizionali
elencazioni delle realtà omologhe visto che l'attenzione è stata rivolta
pressoché esclusivamente alle Repubbliche sorte sull'arco alpino e ad alcune
altre importanti realtà sviluppatesi a ridosso della Linea Gotica
– tutte però cronologicamente successive, a parte la cosiddetta
Repubblica del Corniolo, nel Forlivese, che è effettivamente contemporanea al
Territorio Libero di Cascia (dal 2 febbraio 1944 o, secondo altre fonti,
già dal dicembre 1943, fino ai primi di marzo) ma la cui storia è
legata alla figura molto controversa di Riccardo Fedel
"Libero". Ancora precedente è la breve esperienza della Repubblica
di Maschito, in Basilicata (15 settembre – 5 ottobre 1943), ed altre
simili al Meridione, che furono però casi di mero autogoverno
amministrativo, senza operatività militare partigiana.
La coscienza che
quella di Norcia e Cascia fosse “la prima zona libera d’Italia e,
quindi, il primo esperimento di autogoverno attuato da Partigiani”,
parve affermarsi solo nel breve lasso di tempo segnato dalle
celebrazioni del Trentennale, cioè nel 1974-1975, quando tra l'altro proprio
a Norcia fu tenuta una Tavola Rotonda i cui Atti sono stati dati alle stampe
solo recentissimamente (1). Tale consapevolezza riecheggiò anche in
tutti i numerosi articoli dei quotidiani che, all'epoca, riferirono
dell’evento (2).
In anni recenti,
la questione è stata approfondita a seguito di ricerche specifiche,
effettuate da chi scrive, che hanno preso spunto da almeno due aspetti
importanti:
1) il ruolo
svolto dai partigiani stranieri, soprattutto jugoslavi, negli sviluppi
militari e politici della vicenda;
2) l'entità e la
dinamica delle repressione tedesca all'inizio di aprile 1944.
PARTIGIANI
JUGOSLAVI IN APPENNINO
La Brigata
Gramsci arriverà a contare 1155 effettivi, di cui 230 jugoslavi e 30 russi,
più circa 400 "patrioti", in base ai dati della Commissione
Regionale per il riconoscimento dei Partigiani dell'Umbria che fu coordinata
nel dopoguerra proprio da Alfredo Filipponi oltre che dal perugino Mario
Bonfigli. Più ancora che al numero, il peso rilevante della componente
straniera fu dovuto alla elevata preparazione politica e militare degli
antifascisti jugoslavi, che non a caso si trovavano in zona in quanto
fuggiaschi dai numerosissimi luoghi di detenzione, lavoro coatto e
internamento presenti in Umbria e regioni limitrofe: quel "sistema
concentrazionario" dell'Italia fascista che timidamente si è iniziato a
ricostruire in anni recenti. Gli jugoslavi erano in maggioranza già
esperti nella guerriglia perché l’avevano condotta nel loro paese, contro gli
eserciti di occupazione tedesco e italiano nonché contro i collaborazionisti
locali, fino alla cattura e alla deportazione in Italia. Inoltre, la
gran parte di loro erano giovanissimi militanti della SKOJ (la struttura
giovanile del Partito Comunista jugoslavo), con una formazione ideologica
solida ed una piena coscienza del nemico da affrontare. Con la loro
esperienza e con la loro determinazione antifascista, essi dettero, fin
dall’inizio, un valido contributo alla formazione del movimento partigiano in
Italia e al consolidamento della capacità combattiva delle giovani
reclute. (3)
Nello specifico,
il gruppo degli jugoslavi della "Gramsci" si radunò attorno ad
alcuni detenuti politici nel carcere di Spoleto, tra i quali lo stesso Toso,
che erano stati protagonisti della rocambolesca evasione
avvenuta il 13 ottobre 1943 (altre evasioni si ebbero in quelle
settimane, spec. il 25-26 novembre). Questi evasi presero dapprima
contatti con Melis a Gavelli, una piccola frazione sita sul percorso che
dalla valle del fiume Nera conduce a Monteleone di Spoleto; ben presto però
si manifestarono forti dissidi tra la componente di Melis, in cui prevalevano
militari ed ufficiali italiani di fede monarchica e badogliana, e quella di
Toso, a egemonia comunista, formata da stranieri perseguitati che in quanto
tali non avevano nulla da perdere e tutto da guadagnare in una lotta armata
attiva. Dopo la rottura, gli jugoslavi di Toso assieme ad alcuni italiani più
determinati si spostarono a Mucciafora, paesino vicino alla cima del
Monte Coscerno, il più alto della zona. Proprio Mucciafora fu il
teatro della prima grande strage nazifascista in zona, avvenuta il 28
novembre 1943, di cui furono vittime soprattutto i capifamiglia del posto,
che avevano offerto generosa protezione ai partigiani, oltre ad alcuni
combattenti di entrambe le nazionalità.
Dopo un iniziale
sbandamento, le attività del gruppo di Toso proseguono con l'intensificazione
dei rapporti con l'altro nucleo ad egemonia comunista sorto nell'Umbria
meridionale: quello degli operai (molti di loro lavoratori delle Acciaierie),
contadini e montanari italiani organizzatisi attorno a Filipponi, provenienti
soprattutto dal Ternano.
La
"Gramsci" poté dunque disporre di un nerbo di grande esperienza e
potenza militare, costituito dagli jugoslavi, e di un ampio bacino di
militanza costituito da elementi popolari, i cui principali esponenti erano
perseguitati politici antifascisti della primissima ora quale lo stesso
Filipponi. E' nella fortunata combinazione di queste diverse componenti che
si spiega la straordinaria riuscita delle operazioni partigiane che si
susseguirono nei mesi successivi e che portarono la zona libera a raggiungere
quella massima estensione precisata nel Proclama del Comando
della Brigata Gramsci che riproduciamo a lato.
Il 20 marzo
1944, l'ispettore Celso Ghini relazionava così alla direzione del PCI sulla
situazione in quell'area:
«La situazione
che ho trovato è di un interesse e di un'importanza eccezionale; ho
trovato una brigata su tre battaglioni (150 uomini armati) ai quali si
sono aggiunti in questi giorni altri 150 uomini che abbiamo diviso in
due battaglioni e siccome pensiamo di aggregare alla brigata anche il
battaglione G. Manni (Narni) disponiamo ora di 6 battaglioni con poco
meno di 400 uomini, i quali aumentano ogni giorno ponendo di fronte
a noi una quantità di problemi complessi che per mancanza di uomini capaci
ci mettono in serie difficoltà […] Lo sviluppo degli avvenimenti
ha letteralmente sopraffatte le scarse forze preparate del nostro
partito […] Si parla insistentemente di imminenti
rastrellamenti ed io temo uno sbandamento per deficienza di quadri e di
preparazione […] Mandate subito uomini quanti più ne potete per
il lavoro politico, per il lavoro di agitazione, per il lavoro militare
[…] Mandate materiale, molto materiale, ogni settimana materiale,
e
rispondete sollecitamente alle lettere […] Sono giunti due compagni montenegrini [Pešić e
Borić], uno è veramente buono, ma non fa onore al nostro partito che in
una zona talmente interessante non gli si possa mettere accanto nemmeno
un elemento equivalente ». (4)
LA "GRANDE
OPERAZIONE CONTRO LE BANDE"
La valenza
militare delle azioni della guerriglia della
“Gramsci”, nell’economia degli eventi della II Guerra Mondiale
sulla Penisola – segnatamente nella prima fase della guerra, quando il
fronte è ancora attestato sulla Linea Gustav –, è molto più grande di quanto
non sia stato evidenziato fino ad oggi. Essendo attive a ridosso delle
principali strade consolari che da Roma conducono verso il nord-est e
l'Adriatico, con ripetuti agguati ai convogli e trasporti militari
nazifascisti, la “Gramsci” e le altre formazioni operanti nelle zone
contigue rappresentano una fastidiosa spina nel fianco nelle retrovie
tedesche e repubblichine. I partigiani ne sono coscienti, lo stesso
comandante Toso afferma: «Mi sia permesso dire che tali azioni le
dobbiamo eseguire [oltre che sulla Salaria] anche sulla strada
Flaminia, poiché questa e la Salaria sono due arterie [di cui] si
servono i tedeschi per alimentare la guerra contro gli Alleati e i
partigiani» (5). D'altronde, già il 9 febbraio 1944 Mussolini scrive
preoccupato che il “fenomeno ribellistico” nell’Italia centrale “può
tagliare le comunicazioni fra la Valle padana e Roma” (6). In
effetti, dopo che i sabotaggi partigiani e le incursioni aeree alleate
hanno danneggiato la viabilità principale, il “fenomeno ribellistico”
mette a repentaglio anche la viabilità secondaria, laddove viceversa la
necessità impellente per i tedeschi, dopo la caduta di Cassino, è quella
di liberare in fretta le direttrici della ritirata verso nord.
Le cose prendono
una piega particolarmente preoccupante per i nazifascisti con i clamorosi
fatti di Poggio Bustone, il 9 marzo 1944. Quel giorno, la
reazione partigiana ad una incursione fascista viene potenziata dallo
scatenarsi di una vera e propria jacquerie popolare. Il btg.
“Morbidoni” della “Gramsci” con solamente 18 partigiani deve fronteggiare la
colonna fascista composta da centosettanta militi inizialmente guidata dal
prefetto Di Marsciano, poi dal questore Pannaria, che irrompe nel paese
in cerca dei renitenti, devastando ed uccidendo tre uomini e una donna;
ma nelle ore successive è la popolazione stessa, inferocita, a reagire
furiosa, punendo e scacciando i fascisti. (7)
Pochi giorni
dopo, la presa di Leonessa viene perciò percepita dal nemico come
l'ultimo inaccettabile affronto, tanto che la località viene
definita dalla Wehrmacht "Hauptstützpunkt der Banden",
cioè letteralmente: principale presidio delle bande (partigiane).
Non a caso tale definizione è stata ripresa nel titolo del lavoro di ricerca
del Gen. Enzo Climinti (8), che ha sottolineato e sviscerato questo
fondamentale caso storiografico. Dopo molte settimane in cui, di fatto, il
territorio immediatamente a nord di Leonessa (la strada verso Monteleone e la
Valnerina) era già sotto il controllo partigiano, la presa da parte della
"Gramsci" di questa cittadina in posizione dominante sul massiccio
del Terminillo rappresentò da un lato l’apice delle attività della
Brigata, dall’altro fu l’inizio della fine della “zona libera”: inevitabile
era a quel punto la violenta rappresaglia, che sarebbe difatti seguita
di lì a due settimane. L’area fu sottoposta ad una impressionante forza
d'urto da parte dei nazifascisti. Il 29 marzo le truppe tedesche – composte
da reparti di Alpenjänger, SS carriste e elementi della divisione Göring
–, coadiuvate dalle formazioni fasciste del battaglione M e da paracadutisti,
iniziarono operazioni di “controguerriglia” che si sarebbero protratte
fino al 10 aprile. La “Gramsci” subì gravi perdite. Oltre cinquanta
partigiani furono uccisi e parecchi civili furono fucilati: cinque a
Cascia, tre a Colle Giacone e tre a Monteleone di Spoleto; nella stessa
Leonessa tra il 2 e il 7 aprile si contarono in cinquantadue le
persone uccise, in una azione vendicativa guidata da una ragazza del
posto disposta a tutto pur di fare carriera, Rosina Cesaretti, che è rimasta
simbolo di malvagità nei racconti dei locali.
Persino il
famigerato prefetto Rocchi, il 5 aprile 1944 espresse preoccupazione al
Comando militare tedesco di Perugia lamentando “gli inconvenienti
delle azioni di rastrellamento”, le “ingiustificate violenze e le
innocenti vittime”, con reparti che “aprono il fuoco contro la
popolazione senza discriminazione, o saccheggiano e incendiano
abitazioni private e uffici pubblici”, ed evidenziando la “delicata
pericolosa situazione creata da tali azioni” (9). Il maggiore Hermann gli
risponderà in data 22 aprile che “le truppe impegnate nella lotta
contro i ribelli hanno l’ordine di condurre questa lotta con la massima
durezza ed energia, poiché solo in questo modo possono essere ottenuti
dei risultati tangibili. Vedrebbero con soddisfazione una collaborazione
più intima da
parte
delle competenti autorità civili. Il loro compito supremo consiste nel tener
libere da ogni interruzione le retrovie sulle quali transitano i
rifornimenti per le truppe combattenti sul fronte italiano” (10).
Antifascisti e
semplici civili furono deportati a centinaia nel campo di concentramento
allestito a Cinecittà, a Roma. La controffensiva nazifascista provocò così lo
sfaldamento della “Gramsci” che solo tra la fine di maggio e i primi di
giugno riuscì a riorganizzarsi, ma con uno scollamento tra la componente
"italiana" di Filipponi e quella "slava" di
Lakovic. La brigata Gramsci in senso proprio (Filipponi) si andò a
ricostituire su alcune montagne al confine tra Umbria e Lazio, con base in
località Salto del Cieco, e fu la protagonista della Liberazione della città
di Terni il 13 giugno. I battaglioni "Tito" (Lakovic),
riunificatisi, inizialmente si spostarono sul versante sud dei Sibillini e
poi sopra Norcia, nella parte più alta della Valnerina, tra Lazio e
Marche; presto ripresero però brillanti azioni di guerriglia tanto da essere
loro stessi, assieme a reparti della "Melis", i liberatori di
Norcia e di tutta l'Alta Valnerina.
UNA RI-SCOPERTA
STORIOGRAFICA
Ha giustamente
fatto notare Francesco Innamorati (11) che "tra il gennaio e l’aprile
1944 la piccola Umbria è stata la regione italiana che ha avuto il
maggior numero di partigiani, sia in assoluto che in percentuale (18.000
partigiani nell’aprile del ’44, cioè il 24% del totale di
quelli combattenti sul territorio nazionale). Più dell’Emilia,
della Venezia Giulia, del Piemonte, etc. (…) Anche per
questo è interessante studiare la storia della Resistenza armata nella
Regione che ha avuto il maggior numero di partigiani (anche se non
sembra che finora se ne sia accorta)."
L'importanza del
Territorio Libero di Cascia, nelle ricostruzioni storiche del
periodo, non è però solo di carattere statistico, o per affermare il
"primato" cronologico di questa esperienza rispetto alle altre –
circostanze che hanno comunque una loro significatività. Né si tratta
di discutere se tale esperienza ebbe i requisiti di autogoverno di una
vera e propria "Repubblica partigiana o meno": non lo fu,
non si "istituzionalizzò"… ma quante delle Repubbliche partigiane
comunemente note si "istituzionalizzarono" effettivamente?
Quella di Cascia non ebbe prerogative di molto inferiori rispetto alla norma
delle altre zone libere della Resistenza italiana; vi furono
elementi dimostrabili di amministrazione della vita civile, quali:
- il pieno
controllo della cittadina di Cascia per tre mesi;
- la fissazione
del Comando, sede di tale autogoverno, all'Albergo Italia, come da Proclama;
- la gestione
dell'Ospedale civile;
- la gestione di
aspetti dell'economia locale: la distribuzione dei viveri (spec. dopo ogni
presa di un ammasso) e lo svolgimento del mercato; la fissazione dei prezzi
di determinate merci, come la carne;
- l’istituzione
di un Comitato di assistenza delle donne;
- il funzionamento
di un posto di ristoro, con sede all’albergo Salus di Cascia, per i
tanti prigionieri alleati in fuga attraverso quei territori;
- l'allestimento
di un campo di addestramento in località Capanne di Colle Giacone;
-
l'organizzazione della stampa e propaganda (oltre ai manifesti, la stampa del
giornale "Il Fuoco" e de "L'Unità" in una tipografia di
Norcia);
- l'istituzione
formale di un Tribunale militare, avente per scopo di “giudicare i
collaborazionisti, le spie e gli stessi partigiani che si fossero resi
colpevoli di qualche reato”. (12)
Ha spiegato Celso
Ghini: «In questo territorio tutte le autorità erano al servizio dei
comandanti partigiani. I podestà erano stati scacciati o si erano sottomessi.
I presìdi dei carabinieri erano spariti, le caserme erano state
assaltate e disarmate, i pochi presìdi fascisti che c'erano erano stati
scacciati, qui tutte le autorità erano a disposizione nostra. Ricordo
personalmente che quando ad un certo momento dovevano fare il podestà di
Leonessa, venne da noi al Comando di Cascia Tavani e disse: “io sono
stato chiamato dal Prefetto di Rieti, mi deve fare podestà. Sentite, io
accetto se siete d'accordo; se siete d'accordo collaborerò con voi, se non
dirò di no”. Noi dicemmo: “Va bene, accetta, però tu gli ordini li
ricevi da noi”. Lui accettò, poi lo fucilarono nel grande rastrellamento…» (13).
A ben vedere, al
di là di tutto questo, l'importanza di una trattazione del Territorio
Libero di Cascia in una storiografia che voglia essere aggiornata a nostro
avviso deriva piuttosto, paradossalmente, dalla sua passata rimozione,
dalla incomprensione cui sono state soggette queste vicende per troppi
decenni e fino ad oggi. Tale damnatio memoriae è stata diretta
conseguenza soprattutto della loro precocità: queste vicende si sono infatti
svolte prevalentemente, e pressoché concluse, prima ancora dello
sfondamento della linea Gustav e prima della cosiddetta Svolta di
Salerno, quindi prima anche della codificazione delle formazioni
della Resistenza Italiana in Brigate garibaldine, con i loro
ispettori, da parte del CLN-AI. Perciò tali vicende non sono
semplicemente classificabili usando gli schemi più rituali della storiografia
della Resistenza, schemi per cui alla Resistenza stessa ci si è riferiti
essenzialmente come ad una lotta di liberazione nazionale contro
l'occupatore tedesco. Questa impostazione storiografica
"tradizionale" peraltro nasce con il primo e principale storico
della Resistenza italiana: Roberto Battaglia. Il fatto a nostro avviso
più clamoroso è che proprio Battaglia, in quanto originario di Norcia e
dimorato nella casa di famiglia a Norcia in quell'inverno del '43-'44, fu non
solo testimone diretto ma addirittura protagonista degli eventi;
ciononostante ne fece solo brevi cenni nelle sue opere. In effetti Battaglia
apprese l'antifascismo in quei giorni da membri della "Gramsci" e
segnatamente dagli jugoslavi rifugiati a casa sua, ma non si integrò nelle
strutture di comando della Brigata e rimase piuttosto legato al gruppo di
Melis.
Proprio l’assenza,
tra i quadri partigiani, di ceti intellettuali e borghesi, e dei
loro partiti di riferimento, determinò la “freddezza” del CLN,
durante e soprattutto dopo la Resistenza. Al contempo, la linea
“frontista” di Salerno – definita anche “bomba Ercoli” per il modo improvviso
con cui Togliatti (“Ercoli”) la dettò in quell’inizio di primavera 1944
– ipotecò le tendenze più radicali, miranti ad una rivoluzione sociale,
che covavano in settori partigiani ad egemonia comunista quale era la
“Gramsci”.
Rimane il fatto
che quella esperienza ebbe una rilevanza politico-sociale irripetibile,
trattandosi di uno dei pochi casi – l'unico per quel territorio – in
cui l’Italia rurale, che aveva rappresentato il
retroterra indispensabile della mobilitazione partigiana, si
incontrava con la componente operaia. Tale inedita esperienza
sociale di unione nella lotta, appunto, tra la componente operaia
ternana e la componente contadina e montanara fu drasticamente
interrotta subito dopo la Liberazione: da una parte gli operai della
città (sotto l’egemonia del Partito Comunista), dall’altra le
popolazioni della valle e delle montagne (“recuperate” dalla Democrazia
Cristiana ma più ancora vittime dei fenomeni di
emigrazione, urbanizzazione, spopolamento anche a causa dei terremoti):
una separazione significativamente sottolineata anche dalla non
scontata demarcazione amministrativa tra le due province,
rispettivamente di Terni e Perugia.
Per di più, il
connubio tra ceti popolari operai e contadini si rafforzava in quella
occasione con la componente straniera, dei partigiani jugoslavi: una
comunanza di lotta e di idealità che, come ben sappiamo, ha avuto vita
durissima con la Guerra Fredda e con il "doppio ostracismo" cui fu
soggetta la Jugoslavia a seguito dello strappo con il Cominform. Stiamo parlando
di tante scissioni e fratture che oggi non sono solamente lontane nel tempo,
ma delle quali non si ritrovano più le ragioni nel mondo presente. C'è perciò
da augurarsi che, alla straordinaria vicenda del Territorio Libero di Cascia,
si possa finalmente dare lo spazio che essa merita nella memoria locale,
nazionale e internazionale.
--- RIQUADRO ---
Proclama
del Comando della Brigata Gramsci
“Con la
liberazione di Norcia, Leonessa, Poggiobustone, Albaneto, e rispettive
frazioni dell’Alta Val Nerina, la Brigata garibaldina A. Gramsci ha liberato
circa 1000 Kmq. di territorio, migliaia e migliaia di lavoratori sono stati
liberati dalla schiavitù nazifascista. Questo Comando, mentre invita tutti i
cittadini a collaborare con i Partigiani per le necessità delle popolazioni
locali, rende noto che da oggi, 16 marzo 1944, il territorio di Leonessa e
San Pancrazio, in zona di Narni, con i limiti Rivodutri, Poggiobustone,A
lbaneto, Castiglioni di Arrone è considerato staccato da Rieti, Terni e
Perugia, città ancora dominate dai nazifascisti ed è unito al territorio di
Cascia, Norcia, Monteleone dell’Alta Val Nerina; per conseguenza la Brigata
garibaldina A. Gramsci, unica autorità esistente in detto territorio che
degnamente rappresenta la nuova Italia democratica, assume la responsabilità
di fronte ai cittadini militarmente, politicamente e amministrativamente.
I cittadini, per
le loro necessità, sono invitati a rivolgersi ai rispettivi Comuni e al
Comando della Brigata sito all’Albergo Italia di Cascia.”
[Affisso in 200
copie nei centri liberati il giorno 16 marzo 1944]
---
GLI
AUTORI:
Enzo
Climinti, Generale GdF,
decorato, storico militare, fu testimone e fiancheggiatore delle attività
partigiane presso Leonessa. Andrea Martocchia, saggista, è
segretario del Coord. Naz. per la Jugoslavia ONLUS.
NOTE:
(1) Cfr. Norcia
1975, da cui è tratta la citazione (a p.12: Premessa).
(2) Cfr. ad es. “Innamorati:
‘L’esempio della prima zona libera’”, in Paese Sera del 12 ottobre 1975.
(3) Cfr. Martocchia
2011.
(4) Lettera
di Luigi dall'Umbria alla Direzione del PCI, 20 marzo 1944, pubbl.
in Secchia 1973, pp.382-384; originale in Archivio PCI, Istituto
Gramsci.
(5) In Filipponi
1991, p.259.
(6)
Lettera a Renato Ricci, comandante della GNR. Cit. in Amatori 1983,
p.36.
(7) La battaglia
ha dato origine a memorie popolari immortalate nella canzone di Dante
Bartolini sul "Traditore Tanturri", parte del patrimonio di
storia orale e di canti raccolto negli anni '70 dal Gruppo “Gianni Bosio” e
negli studi di Alessandro Portelli.
(8) Climinti
2001. Sullo stesso tema si veda anche: Climinti 2006.
(9)
Fonte: ASP, APP, b.145.
(10) Riprodotto
in Climinti 2001, p.50.
(11) Partigiano
già presidente dell'ANPI provinciale di Perugia oltreché presidente
della Consulta Regionale umbra per le celebrazioni del trentennale
della Resistenza che organizzò la Tavola Rotonda del 1975 a Norcia. La
citazione è tratta dalla Prefazione a Norcia 1975.
(12) Ordine del
giorno del Comando della Bgt. “Gramsci” n.3 del 31/3/1944. (v.e. “Cascia,
zona libera di” in: Enciclopedia. Copia del documento
originale in: Arch. ISUC, Fondo ANPI Terni, Resistenza/Liberazione).
Per approfondimenti sul funzionamento e le vicende del Territorio Libero di
Cascia e sulla Bgt. Gramsci riteniamo fondamentali, oltre alle altre qui
citate, due fonti: Filipponi 1991 e Bitti 2010.
(13) Da Ghini
1973, pp.71-72.
BIBLIOGRAFIA:
Amatori, Enrico,
1983: La Resistenza nel Reatino (1943-1944). Rieti, Il Velino.
Bitti, Angelo;
Covino, Renato; Venanzi, Marco, 2010: La Storia rovesciata. La guerra
partigiana della brigata garibaldina “Antonio Gramsci” nella primavera
del 1944. Narni, Crace.
Climinti, Enzo,
2001: Leonessa 1943/1944 : Hauptstützpunkt der Banden. Roma, Arti
grafiche San Marcello.
Climinti, Enzo,
2006: Il gruppo di combattimento “Schanze” nella grande impresa
contro le bande – Grossunternehmen gegen die Banden – marzo-aprile 1944,
Appennino umbro e alto Lazio. Roma, Edizioni Settimo Sigillo.
[Enciclopedia]: Enciclopedia
dell’Antifascismo e della Resistenza, sotto la direzione di P.
Secchia e E. Nizza. Milano, La Pietra (sei volumi e due appendici
editi tra il 1968 e il 1989).
[Filipponi
1991]: Il diario di Alfredo Filipponi comandante partigiano, a
cura di Giuseppe Gubitosi / ISUC. Foligno, Editoriale Umbra, 1991.
[Ghini 1973]:
Celso Ghini, Il territorio libero umbro-marchigiano (settembre 1943 –
giugno 1944), in: Resistenza e liberazione nelle Marche, Atti
del primo Convegno di studio nel XXV della Liberazione.
Urbino, Argalia, 1973.
Martocchia,
Andrea, 2011: I partigiani jugoslavi nella Resistenza
italiana. Storie e memorie di una vicenda ignorata. Con
contributi di Susanna Angeleri, Gaetano Colantuono, Ivan
Pavičevac. Prefazione di Davide Conti, Introduzione
di Giacomo Scotti. Roma: Odradek.
[Norcia
1975]: Il Territorio Libero di Norcia e Cascia a 70 anni dalla
proclamazione 1944-2014, a cura di Andrea Martocchia.
Prefazione di Francesco Innamorati, Introduzione di Costantino Di
Sante. Roma: Odradek, 2014.
[Secchia
1973]: Il Partito Comunista Italiano e la guerra di liberazione
1943-1945. Ricordi, documenti inediti e testimonianze, a cura di
Pietro Secchia. Milano, Feltrinelli, 1973.
|
|
martedì 27 gennaio 2015
1944: le Repubbliche Partigiane in Umbria - Bozza
lunedì 19 gennaio 2015
Medaglia Commemorativa Prima Guerra Mondiale. Privo Avviso
Carissimo Presidente
l'Istituto del Nastro Azzurro ha emesso una medaglia d'arte , numerata e firmata, per celebrare il 1* centenario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale sul fronte italiano.
Il progetto artistico e' dello scultore medaglista Luciano Zanelli che, da una cartolina d'epoca della mia collezione, ha rielaborato la medaglia d'arte realizzata per la ricorrenza, curando i conii in acciaio per la sua produzione.
Nel Recto una pattuglia di nostri soldati sta per lanciarsi all'attacco contro le linee nemiche con la baionetta inastata. I soldati sono sovrastati dalla figura femminile dell'Italia, con corona turrita, che, con l'indice, proteso in avanti, indica la direzione del fronte ed i confini delle terre irredente da riconquistare.
Sullo sfondo della medaglia, in alto, il profilo delle tre cime di Lavaredo, zona del fronte ove iniziarono i primi combattimenti.
Sul VERSO , vengono riportate le scritte " istituto del Nastro Azzzurro " e " Centenario inizio Prima Guerra Mondiale". Completano la realizzazione lo scudo araldico dell'Istituto e, tra due stellette, le date "1915- 2015" .
Vi è' lo spazio per la personalizzazione della medaglia il cui diametro e' di 67 mm. circa,con un peso di 140 g.
Il costo e' di € 60 per l'esemplare in bronzo . Ne esiste anche una versione in argento.
.
Credo che una diffusione del pregevole oggetto possa avvenire con il sistema "mail " a Te caro e , sempre per lo zoccolo duro dei lettori, attraverso il nostro Blog.
L'acquisto può avvenire attraverso le 101 Federazioni dell'Istituto, dislocate sull'intero territorio nazionale, presso la Presidenza dell'Istituto, Piazza Galeno 1 00198 Roma o , per chi volesse, facendo riferimento a me.
Ulteriori notizie possono essere ricavate sull'ottimo sito dell'Istituto del Nastro Azzurro.
A Te non mancherà la capacità per spronare i Soci dell'UNici a prendere visione di questa medaglia, ambita dai collezionisti , e che avrà un seguito con l'emissione , nel 2018, dell'esemplare che celebrerà la Vittoria.
Un ringraziamento per l'attenzione prestataci. Quelli del Nastro Azzurro.
l'Istituto del Nastro Azzurro ha emesso una medaglia d'arte , numerata e firmata, per celebrare il 1* centenario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale sul fronte italiano.
Il progetto artistico e' dello scultore medaglista Luciano Zanelli che, da una cartolina d'epoca della mia collezione, ha rielaborato la medaglia d'arte realizzata per la ricorrenza, curando i conii in acciaio per la sua produzione.
Nel Recto una pattuglia di nostri soldati sta per lanciarsi all'attacco contro le linee nemiche con la baionetta inastata. I soldati sono sovrastati dalla figura femminile dell'Italia, con corona turrita, che, con l'indice, proteso in avanti, indica la direzione del fronte ed i confini delle terre irredente da riconquistare.
Sullo sfondo della medaglia, in alto, il profilo delle tre cime di Lavaredo, zona del fronte ove iniziarono i primi combattimenti.
Sul VERSO , vengono riportate le scritte " istituto del Nastro Azzzurro " e " Centenario inizio Prima Guerra Mondiale". Completano la realizzazione lo scudo araldico dell'Istituto e, tra due stellette, le date "1915- 2015" .
Vi è' lo spazio per la personalizzazione della medaglia il cui diametro e' di 67 mm. circa,con un peso di 140 g.
Il costo e' di € 60 per l'esemplare in bronzo . Ne esiste anche una versione in argento.
.
Credo che una diffusione del pregevole oggetto possa avvenire con il sistema "mail " a Te caro e , sempre per lo zoccolo duro dei lettori, attraverso il nostro Blog.
L'acquisto può avvenire attraverso le 101 Federazioni dell'Istituto, dislocate sull'intero territorio nazionale, presso la Presidenza dell'Istituto, Piazza Galeno 1 00198 Roma o , per chi volesse, facendo riferimento a me.
Ulteriori notizie possono essere ricavate sull'ottimo sito dell'Istituto del Nastro Azzurro.
A Te non mancherà la capacità per spronare i Soci dell'UNici a prendere visione di questa medaglia, ambita dai collezionisti , e che avrà un seguito con l'emissione , nel 2018, dell'esemplare che celebrerà la Vittoria.
Un ringraziamento per l'attenzione prestataci. Quelli del Nastro Azzurro.
venerdì 9 gennaio 2015
Geopolitica. Aggiornamento n. 132 DEL 22 DICEMBRE 2014
Che cosa è l'ISAG:
GEOPOLITICA. Rivista dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie è stata fondata nel dicembre 2011 allo scopo di diffondere lo studio della geopolitica e stimolare in Italia un ampio e de-ideologizzato dibattito sulla politica estera del nostro paese. Si tratta della prima ed al momento unica rivista italiana di geopolitica ad applicare la revisione paritaria (double-blinded peer review).
Direttore è Tiberio Graziani, condirettore Daniele Scalea. Garante della qualità della rivista è un Comitato Scientifico di rilievo internazionale. La rivista è trimestrale.
GEOPOLITICA è riconosciuta da ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) come rivista scientifica per l’Area 11 (Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche), l’Area 13 (Scienze economiche e statistiche) e l’Area 14 (Scienze politiche e sociali).
È la rivista ufficiale dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) di Roma, associazione di promozione sociale nata nel 2010 e dal 2013 riconosciuta come ente internazionalistico dal Ministero degli Affari Esteri
AGGIORNAMENTO 132 22 DICEMBRE 2014
Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie
Quaderno di Geopolitica:
1965-2015: Cinquant’anni di Québec in Italia
Nel 1965 il Québec, provincia del Canada, inaugurava un suo ufficio di rappresentanza a Milano, cui sarebbe poi seguita una Delegazione a Roma. Quello stesso anno, infatti, il ministro quebecchese Paul Gérin-Lajoie aveva lanciato la propria dottrina, secondo cui tutto ciò che è di competenza del governo provinciale in Québec, lo è anche all’estero. Oggi la provincia francofona del Canada ha numerose rappresentanze nel mondo, ma il rapporto con l’Italia rimane tra i più stretti, ...
Nel 1965 il Québec, provincia del Canada, inaugurava un suo ufficio di rappresentanza a Milano, cui sarebbe poi seguita una Delegazione a Roma. Quello stesso anno, infatti, il ministro quebecchese Paul Gérin-Lajoie aveva lanciato la propria dottrina, secondo cui tutto ciò che è di competenza del governo provinciale in Québec, lo è anche all’estero. Oggi la provincia francofona del Canada ha numerose rappresentanze nel mondo, ma il rapporto con l’Italia rimane tra i più stretti, ...
Geopolitica Online:
L’oro delle nazioni: perché Germania e Olanda lo rivogliono in patria
L’oro, da sempre considerato bene rifugio nonchè espressione di una ricchezza accumulata, è da qualche anno tornato al centro delle cronache economiche e dell’interesse politico. Hugo Chavez volle rimpatriare l’oro venezuelano, l’oro del Venezuela e del suo popolo. A suo tempo era ancora aleatoria la voce che dava come semi-vuoti i depositi d’oro statunitensi. Questa voce però sembra essere cresciuta nel tempo; dibattiti speculativi sulla possibilità che a Fort Knox e a New York stoccato ...
L’oro, da sempre considerato bene rifugio nonchè espressione di una ricchezza accumulata, è da qualche anno tornato al centro delle cronache economiche e dell’interesse politico. Hugo Chavez volle rimpatriare l’oro venezuelano, l’oro del Venezuela e del suo popolo. A suo tempo era ancora aleatoria la voce che dava come semi-vuoti i depositi d’oro statunitensi. Questa voce però sembra essere cresciuta nel tempo; dibattiti speculativi sulla possibilità che a Fort Knox e a New York stoccato ...
Armenia, un paese tra Oriente e Occidente. Intervista all’Ambasciatore Sargis Ghazaryan
S.E. Sargis Ghazaryan è Ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica di Armenia in Italia. Nato nel 1978 a Vanadzor, dal maggio 2013 rappresenta Erevan nel nostro paese. S.E. Ghazaryan è anche uno studioso, formatosi proprio in Italia, con laurea magistrale in Relazioni Internazionali e Diplomazia e dottorato di ricerca in Geografia Politica e Geopolitica all’Università di Trieste. Nel medesimo ateneo è stato docente di Geopolitica e research fellow nel programma EFSPS (“European Foreign and Security ...
S.E. Sargis Ghazaryan è Ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica di Armenia in Italia. Nato nel 1978 a Vanadzor, dal maggio 2013 rappresenta Erevan nel nostro paese. S.E. Ghazaryan è anche uno studioso, formatosi proprio in Italia, con laurea magistrale in Relazioni Internazionali e Diplomazia e dottorato di ricerca in Geografia Politica e Geopolitica all’Università di Trieste. Nel medesimo ateneo è stato docente di Geopolitica e research fellow nel programma EFSPS (“European Foreign and Security ...
La strategia nel “mondo oligarchico”. Intervista a Arduino Paniccia
Intervista al Professore Arduino Paniccia, Docente di Studi Strategici, Direttore della Scuola di Competizione Economica Internazionale di Venezia – ASCE ed analista della “Rivista Militare” su temi di politica estera, guerra asimmetrica, pace negativa, vittoria sufficiente e BRICS. La teoria generale dei sistemi è un concetto formulato per analizzare i processi degli attori sociali nel quadro dei propri contesti ambientali. Lo studio delle dinamiche internazionali è basato sull’autorevolezza in materia di politica estera e ...
Intervista al Professore Arduino Paniccia, Docente di Studi Strategici, Direttore della Scuola di Competizione Economica Internazionale di Venezia – ASCE ed analista della “Rivista Militare” su temi di politica estera, guerra asimmetrica, pace negativa, vittoria sufficiente e BRICS. La teoria generale dei sistemi è un concetto formulato per analizzare i processi degli attori sociali nel quadro dei propri contesti ambientali. Lo studio delle dinamiche internazionali è basato sull’autorevolezza in materia di politica estera e ...
Le grandi infrastrutture euro-asiatiche: la conferenza dell’IsAG alla Camera
Pensare ad un ordinamento geopolitico in termini legati alla visione dello Stato nazionale non rispecchia la complessità dei rapporti tra attori internazionali che prendono sempre più la forma di spazi continentali. In quest’ottica, è fondamentale la creazione di una rete di collegamenti infrastrutturali che permettano non solo di agevolare e di accelerare gli interscambi materiali, ma anche favorire l’incontro tra popoli e culture in una società sempre più interconnessa. Questi argomenti, rapportati al contesto euro-asiatico, ...
Pensare ad un ordinamento geopolitico in termini legati alla visione dello Stato nazionale non rispecchia la complessità dei rapporti tra attori internazionali che prendono sempre più la forma di spazi continentali. In quest’ottica, è fondamentale la creazione di una rete di collegamenti infrastrutturali che permettano non solo di agevolare e di accelerare gli interscambi materiali, ma anche favorire l’incontro tra popoli e culture in una società sempre più interconnessa. Questi argomenti, rapportati al contesto euro-asiatico, ...
Bill Mitchell all’Università Roma Tre: eurozona, dibattito su neoliberismo e piena occupazione
Il 24 novembre il dipartimento di economia dell’Università degli studi Roma Tre è stato il teatro di un incontro che ha avuto come protagonista l’economista australiano William Francis Mitchell. All’incontro, promosso dall’associazione Me-MMT Roma e Lazio, ha preso parte, in qualità di moderatrice, la professoressa Antonella Stirati, titolare della cattedra di Macroeconomia ed economia politica dell’ateneo romano. Professore di economia all’università di Newcastle, nel Nuovo Galles del Sud, Bill Mitchell presiede il Centre of Full ...
Il 24 novembre il dipartimento di economia dell’Università degli studi Roma Tre è stato il teatro di un incontro che ha avuto come protagonista l’economista australiano William Francis Mitchell. All’incontro, promosso dall’associazione Me-MMT Roma e Lazio, ha preso parte, in qualità di moderatrice, la professoressa Antonella Stirati, titolare della cattedra di Macroeconomia ed economia politica dell’ateneo romano. Professore di economia all’università di Newcastle, nel Nuovo Galles del Sud, Bill Mitchell presiede il Centre of Full ...
I programmi energetici del Pentagono: «Make energy a consideration in all we do»
Il contesto strategico Nei venti anni successivi la caduta del muro di Berlino e la fine della guerra fredda il flusso di beni, servizi ed informazioni ha subito un costante incremento: grazie a questo processo, attori politici non statali e “nuovi” attori statuali hanno accresciuto in maniera esponenziale la loro influenza sull’intero sistema.1 Gli Stati Uniti d’America, prendendo atto di questa nuova fluidità e per certi versi imprevedibilità del contesto internazionale, hanno modificato la loro ...
Il contesto strategico Nei venti anni successivi la caduta del muro di Berlino e la fine della guerra fredda il flusso di beni, servizi ed informazioni ha subito un costante incremento: grazie a questo processo, attori politici non statali e “nuovi” attori statuali hanno accresciuto in maniera esponenziale la loro influenza sull’intero sistema.1 Gli Stati Uniti d’America, prendendo atto di questa nuova fluidità e per certi versi imprevedibilità del contesto internazionale, hanno modificato la loro ...
Tutti gli articoli indicati sopra possono essere letti andando su lista@geopolitica-rivista.org o sul sito dell'ISAG www.geopolitica-rivista.org
domenica 21 dicembre 2014
lunedì 27 ottobre 2014
NUovi Programmi di acquisizione di sistema d'arma
| Forze Armate e industria L’opzione degli elicotteri duali Alessandro Marrone, Alessandro Ungaro 21/10/2014 |
Forze Armate e innovazione tecnologica
I programmi di procurement di piattaforme complesse e tecnologicamente avanzate durano normalmente diversi anni, se non alcuni decenni, tanto che, a titolo di esempio, 11 Paesi europei stanno tuttora acquisendo i velivoli Eurofighter il cui primo volo è avvenuto nel 1994 o gli elicotteri NH-90, sigla che sta per Nato Helicopters per gli anni ‘90.
Tuttavia, rispetto ai tempi della Guerra Fredda, negli ultimi due decenni l’innovazione tecnologica ha accelerato esponenzialmente il suo ritmo, anche a seguito della rivoluzione informatica e delle telecomunicazioni.
Si pone quindi per le Forze Armate europee il problema di tenere il passo con questo ritmo di innovazione tecnologica, per di più sviluppata spesso in ambito civile.
Passo che va mantenuto assicurando al tempo stesso elevanti standard di sicurezza relativi sia al sistema d’arma - che deve avere determinate prestazioni, anche a protezione dei militari che lo utilizzano - sia al processo con cui lo si acquisisce, in quanto va garantita la sicurezza degli approvvigionamenti, nonché della manutenzione e della logistica, anche in caso di gravi crisi internazionali.
Tutto ciò considerando che i bilanci della difesa dei principali paesi europei negli ultimi anni sono rimasti al palo a causa delle politiche di austerity, riducendo di conseguenza gli investimenti in ricerca e sviluppo tecnologico puramente militare.
L’importanza delle tecnologie duali
Allo stesso tempo si aprono interessanti opportunità per le Forze Armate, a causa del medesimo cambiamento nel modo di generare e condividere innovazione tecnologica.
Si è passati infatti da una rigida separazione tra ambito civile e militare ad una maggiore interazione, con “spill-over” di tecnologie ed applicazioni da un settore all’altro, una base comune di conoscenze scientifico-tecnologiche, ed una crescita quantitativa e qualitativa del mercato civile in molti settori rilevanti per l’ambito militare - dall’aviazione allo spazio, dall’elicotteristica alla cantieristica navale, dalle comunicazioni alla protezione dei dati.
Inoltre, per le industrie europee attive sia nel campo della difesa che nel settore civile vi è la possibilità di giovarsi delle maggiori dimensioni di quest’ultimo per compensare le ristrettezze di bilancio delle Forze Armate dei paesi Ue.
In questo contesto si è ormai fatta strada a livello europeo, anche con direttive ed investimenti significativi da parte delle istituzioni Ue, la consapevolezza dell’importanza delle tecnologie duali - ovvero di quelle tecnologie utilizzabili per sviluppare sistemi sia civili che militari: dal campo satellitare a quello della sicurezza cibernetica, dai velivoli a pilotaggio remoto agli strumenti per il contrasto alla minaccia di armi chimiche, biologiche o radiologiche.
Un recente studio IAI, che verrà presentato in una prossima conferenza a Roma, analizza questa prospettiva nel campo elicotteristico, ragionando sull’opzione degli “elicotteri duali”, ovvero di aeromobili che già in fase di progettazione rispettano determinati standard, e vengono predisposti strutturalmente in modo da poter essere usati da soggetti civili, militari o di pubblica sicurezza, con limitate modifiche o integrazioni.
Italia, Francia e Regno Unito a confronto
A tal fine, lo studio considera i casi studio di Italia, Francia e Regno Unito, analizzandone elementi comuni e specificità in merito all’uso della componente ad ala rotante e alle tendenze future al riguardo.
In termini di approccio al duale, i tre paesi sembrano riflettere diverse attitudini e orientamenti. I britannici faranno ancora affidamento su aeromobili di natura militare quali Chinook, Merlin e Wildcat, mentre le piattaforme duali continueranno ad essere impiegate soprattutto per compiti di addestramento e di utility (elitrasporto, ecc).
Viceversa, l’aviazione dell’Esercito francese si è basata storicamente su elicotteri dal design civile via via militarizzati e perfezionati fino a diventare il cuore delle capacità ad ala rotante dell’Armée.
Interessante e piuttosto promettente sembra essere l’intenzione della Francia di scegliere un elicottero duale “chiavi in mano” per dotarsi di una piattaforma da quattro/cinque tonnellate, con l’intento di far convergere in un unico programma interforze i requisiti tecnici e operativi delle tre Forze Armate, nonché delle forze di sicurezza, rinnovando in questo modo la parte più vetusta della flotta già in servizio.
Venendo all’Italia, il caso dell’HH-139 sembra essere paradigmatico. L’aeromobile è attualmente in forza all’Aeronautica, la quale è stata il primo utilizzatore domestico ad impiegare sul campo, e quindi testare, un elicottero che può dirsi sostanzialmente duale perché versione militarizzata della piattaforma commerciale AW-139.
Le opportunità nonché i dubbi e le perplessità ruotano attorno alla possibilità che esso sia impiegato non solo per compiti di ricerca e soccorso sul territorio nazionale, ma anche per missioni più impegnative, in ambienti semi-permissivi o non-permissivi.
La prospettiva degli elicotteri duali, così come per altri analoghi mezzi ed equipaggiamenti, richiede una riflessione approfondita, da parte di tutti gli attori del settore, affinché si garantiscano adeguate capacità militari ed efficienza di bilancio ad uno strumento militare che, come quello italiano, necessita di entrambi.
Alessandro Marrone è responsabile di ricerca del Programma Sicurezza e Difesa dello IAI (Twitter: @Alessandro__Ma).
Alessandro R. Ungaro è ricercatore del Programma Sicurezza e Difesa dello IAI (Twitter: @AlessandroRUnga).
giovedì 9 ottobre 2014
M.O.V.M Don Igino Lega, cappellano militare
Lega Don Igino, nato nel 1911 a Brisghella, Ravenna. Tenente Cappellano
Motivazione della Medaglia d’oro
Cappellano militare del Presidio di isola lontana dalla Patria e sotto posta a soverchiante e prolungato assedio, dava ogni propria energia, superando disagi e pericoli, nell’assistenza spirituale e religiosa dei militari della guarnigione. Divenute precarie le condizioni del presidio, frazionato in nuclei isolati dall’azione nemica, proseguiva a piedi — per vie dirute e battute dal fuoco — il proprio apostolato, recandosi, anche allo stremo delle forze e sanguinante nei piedi, sui monti ove ferveva la lotta ed ovunque i morenti ed i sopravvissuti lo richiedessero, esponendo la vita con superba serenità e gravissimi rischi. Nell’imminenza dell’attacco decisivo all’isola, riusciva a raggiungere batteria circondata dal nemico; durante cinque giorni di aspri combattimenti, partecipando al combattimento come servente di cannone, era centro animatore di fede e di amor patrio per il personale duramente provato dall’impari e lunga lotta. Caduta l’isola, fisicamente sfinito, radunava i superstiti in attesa di feroce rappresa glia attorno all’Altare e celebrava il servizio religioso levando alla presenza del nemico interdetto l’invocazione all’italia, ripetuta dai presenti. Esempio altissimo di immacolata fede, di virile coraggio e di grande amore di Patria. Lero, 8 settembre - 16 novembre 1943.
Di nobile ed industriosa famiglia romagnola, fu ordinato sacerdote nel maggio 1940. Chiamato alle armi come tenente cappellano nel settembre dello stesso anno prestò la sua opera presso l’ospedale da campo 515, mobilitato per circa quattro mesi nella zona di Trieste e congedato nel maggio del 1941. Nel febbraio 1942. richiamato, fu messo a disposizione della marina ed inviato a Lero per l’assistenza spirituale del presidio di quella base navale allora comandata dall’ammiraglio Mascherpa. Sopraggiuntoi l’armistizio, travolta la resistenza dell’isola dai preponderanti attacchi tedeschi, volle seguire la sorte degli sfortunati combattenti nelle loro tappe verso la prigionia in Germania. Rimpatriato fra gli ammalati nel settembre 1045 e presentatosi al Centro di raccolta di marina di Venezia, fu congedato il 6 febbraio 1946. Sacerdote di notevole cultura ed autore di pubblicazioni ed opuscoli di carattere religioso, insegnò per quattro anni lettere e filosofia nella Scuola di carattere religioso, insegnò per quattro anni lettere e filosofia bella Scuola apostolica di Roncovero (Piacenza) e fu direttore spirituale delle A.C.L.I. di Bassano. In seguito ad incidente automobilistico morì a Varese il 23 marzo 1951
vds: Torsiello M., Le Operazioni delle Unità Italiane nel settembre-ottobre 1943. Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, , pag. 420/423.
Motivazione della Medaglia d’oro
Cappellano militare del Presidio di isola lontana dalla Patria e sotto posta a soverchiante e prolungato assedio, dava ogni propria energia, superando disagi e pericoli, nell’assistenza spirituale e religiosa dei militari della guarnigione. Divenute precarie le condizioni del presidio, frazionato in nuclei isolati dall’azione nemica, proseguiva a piedi — per vie dirute e battute dal fuoco — il proprio apostolato, recandosi, anche allo stremo delle forze e sanguinante nei piedi, sui monti ove ferveva la lotta ed ovunque i morenti ed i sopravvissuti lo richiedessero, esponendo la vita con superba serenità e gravissimi rischi. Nell’imminenza dell’attacco decisivo all’isola, riusciva a raggiungere batteria circondata dal nemico; durante cinque giorni di aspri combattimenti, partecipando al combattimento come servente di cannone, era centro animatore di fede e di amor patrio per il personale duramente provato dall’impari e lunga lotta. Caduta l’isola, fisicamente sfinito, radunava i superstiti in attesa di feroce rappresa glia attorno all’Altare e celebrava il servizio religioso levando alla presenza del nemico interdetto l’invocazione all’italia, ripetuta dai presenti. Esempio altissimo di immacolata fede, di virile coraggio e di grande amore di Patria. Lero, 8 settembre - 16 novembre 1943.
Di nobile ed industriosa famiglia romagnola, fu ordinato sacerdote nel maggio 1940. Chiamato alle armi come tenente cappellano nel settembre dello stesso anno prestò la sua opera presso l’ospedale da campo 515, mobilitato per circa quattro mesi nella zona di Trieste e congedato nel maggio del 1941. Nel febbraio 1942. richiamato, fu messo a disposizione della marina ed inviato a Lero per l’assistenza spirituale del presidio di quella base navale allora comandata dall’ammiraglio Mascherpa. Sopraggiuntoi l’armistizio, travolta la resistenza dell’isola dai preponderanti attacchi tedeschi, volle seguire la sorte degli sfortunati combattenti nelle loro tappe verso la prigionia in Germania. Rimpatriato fra gli ammalati nel settembre 1045 e presentatosi al Centro di raccolta di marina di Venezia, fu congedato il 6 febbraio 1946. Sacerdote di notevole cultura ed autore di pubblicazioni ed opuscoli di carattere religioso, insegnò per quattro anni lettere e filosofia nella Scuola di carattere religioso, insegnò per quattro anni lettere e filosofia bella Scuola apostolica di Roncovero (Piacenza) e fu direttore spirituale delle A.C.L.I. di Bassano. In seguito ad incidente automobilistico morì a Varese il 23 marzo 1951
vds: Torsiello M., Le Operazioni delle Unità Italiane nel settembre-ottobre 1943. Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, , pag. 420/423.
giovedì 2 ottobre 2014
M.O.V.M Serafino Cellini, partigiano
Cellini Serafino, nato nel 1921 ad Ascoli Piceno.
Aviere scelto motorista A.A., raggruppamento bande patrioti “Gran Sasso”
Operaio
meccanico, venne arruolato in Aeronautica il 25 ottobre 1941. Inviato al centro
istruzione Cadimare a La Spezia ,
passò alla fine dell’anno, al 52° stormo a Ciampino Sud e nel giugno 1942 alla
153a squadriglia C.T. Nominato aiuto motorista e promosso aviere scelto, nel
marzo 1943 fu trasferito all’Aeroporto di Tarquinia. Dopo aver partecipato per
oltre un anno alle operazioni di guerra sul fronte del Mediterraneo, alla
dichiarazione dell’armistizio si rifugiò in montagna prendendo parte a numerose
azioni con la Banda
“Patrioti del Colle San marco”, nella zona di Ascoli Piceno.
giovedì 25 settembre 2014
M.O.V.M. Gennaro Capuozzo
Capuozzo Gennaro, nato nel 1932 a Napoli. Partigiano
Combattente
Appena dodicenne - dice la motivazione della sua Medaglia d'Oro
- durante le giornate insurrezionali di Napoli partecipò agli scontri sostenuti
contro i tedeschi, dapprima rifornendo di munizioni i patrioti e poi impugnando
egli stesso le armi. In uno scontro con carri armati tedeschi, in piedi,
sprezzante della morte, tra due insorti che facevano fuoco, con indomito
coraggio lanciava bombe a mano fino a che lo scoppio di una granata lo sfracellava
sul posto di combattimento insieme al mitragliere che gli era al fianco. Prodigioso ragazzo che fu mirabile
esempio di precoce ardimento e sublime eroismo. Napoli, 28-29 settembre 1943».
Biografia
Appartenente a modesta
famiglia di operai, apprendista commesso in un negozio di valigeria ed articoli
da viaggio, nella insurrezione napoletana contro i tedeschi, dopo aver preso
parte ad un primo scontro in via Santa Teresa, veniva colpito in pieno il 29
settembre 1943 da una granata tedesca nel combattimento sostenuto nel
terrazzino dell’Istituto delle Filippine. Era il più giovane dei combattenti
fra gli insorti napoletani.
lunedì 22 settembre 2014
M.O.V.M. Alfonzo Cigala Fulgosi
Cigala Fulgosi conte Alfonso, nato nel 1884 ad
Agazzano, Piacenza. Generale di Divisione nella riserva, comandante della
Piazza di Spalato.
Altre decorazioni
Medaglia d’Argento al Valor Militare (Zagorie, 23-25 agosto 1917)
Biografia
Discendente
di antica famiglia, che aveva dato alla repubblica di Genova Dogi e Capitani,
ed era emigrata a Piacenza nel 1300. Fu alunno del Collegio dei barnabiti di
Lodi e, conseguita la licenza liceale, fu ammesso come Allievo alla Scuola
Militare di Modena nel novembre 1904. Venne nominato sottotenente di cavalleria
nel 1906 e destinato ai “Lancieri di Montebello”; quindi fu promosso tenente
nel settembre 1909 e capitano nel 1915 nel “Savoia Cavalleria”. Nella Prima
guerra mondiale fu ufficiale d’ordinanza del comandante della 1° armata
mobilitata, partecipò quindi alle operazioni al comando di uno squadrone dei
2lancieri di Firenze”, ed infine fu addetto all’8a Divisione di Fanteria. Fu
ferito sul Monte Santo. In Francia, con la Divisione che vi si era trasferita nel 1918,
partecipò alla seconda battaglia della marna. Promosso maggiore nel 1924, fu
insegnate alla Scuola Allievi Ufficiali di Milano e giudice supplente di quel
Tribunale Militare Territoriale fino al 1927, anno in cui conseguì la
promozione a tenente colonnello ed il trasferimento al Centro Speciale di Cavalleria
della Sardegna. Prestò successivamente servizio presso il Comando del Corpo d’Armata
di Udine, al Ministero della Guerra ed infine al Comando del Corpo d’Armata di
Milano. Il 31 dicembre 1936 venne promosso colonello e nel 1940 passò a domanda
nella riserva col grado di generale di brigata essendo stato nominato
Presidente della federazione Italiana Sport Equestri “F.I.S.E.”. Nel settembre
1942 (quando già al figlio tenente di vascello, era stata concessa la Medaglia d’Oro, fu
richiamato a domanda in servizio ed assunse il comando della XVII Brigata
costiera in Dalmazia e, successivamente, promosso generale di Divisione, quello
del presidio di Spalato
vds: Torsiello M., Le Operazioni delle
Unità Italiane nel settembre-ottobre 1943.
Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio
Storico, , pag. 420/423.
Fioravanzi G., La Marina Italiana
nella Seconda Guerra Mondiale. Volume XV: “La Marina dall’8 settembre 1943 alla fine del conflitto”,
Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore della Difesa, Ufficio Storico,
pag. 172/75.
martedì 16 settembre 2014
Qualcosa si muove al Ministero
| Libro bianco della Difesa italiana L’enunciato delle buone intenzioni Alessandro Marrone 05/08/2014 |
Le premesse metodologiche
Il documento, elaborato da un gruppo di esperti nominato dal Ministro della Difesa Roberta Pinotti, e presentato al Consiglio Supremo di Difesa e al Parlamento, contiene almeno tre indicazioni metodologiche preliminari.
La prima è l’intenzione di spiegare la necessità, utilità e importanza delle Forze Armate italiane, in relazione non solo alla politica estera e di difesa del Paese ma più in generale agli interessi nazionali. Cose niente affatto scontate in Italia, dove le carenze del dibattito pubblico sulle questioni di difesa sono particolarmente evidenti.
La seconda è una spiegazione della necessità e utilità del, prossimo, Libro Bianco, rispetto al processo decisionale in corso sulla difesa.
Infatti, a differenza di Francia e Gran Bretagna che hanno prodotto documenti del genere sia negli anni ’90 che negli anni 2000 per adeguare il proprio strumento militare ai cambiamenti dello scenario internazionale, in Italia l’ultimo esempio di “vero” Libro Bianco come strumento di riflessione e pianificazione strategica risale al 1986 e se ne è quasi persa la memoria istituzionale.
Infine, la terza chiarisce quale sia il perimetro da rispettare per l’elaborazione del Libro Bianco, per non ripartire da zero ridiscutendo i punti fermi della politica di difesa italiana dell’ultimo ventennio, quali ad esempio l’impegno nelle missioni Nato e la spinta verso l’integrazione europea nel campo della difesa. Un perimetro concettuale che sostanzialmente si basa sugli elementi condivisi da gran parte dell’opinione pubblica e delle forze politiche.
Gli obiettivi della riforma necessaria
Il contenuto delle Linee Guida è articolato in varie sezioni, che a partire dal contesto globale e dalla tutela degli interessi nazionali discutono il futuro “modello operativo” delle forze armate, in riferimento a struttura organizzativa, risorse umane, e ricerca tecnologica, sviluppo e acquisizione delle capacità, anche alla luce dell’esperienza operativa accumulata in oltre due decenni di missioni internazionali.
Tra gli spunti più interessanti vi sono i quattro “parametri di riferimento” che il Libro Bianco dovrebbe seguire per ridefinire la configurazione delle Forze Armate: quello “geostrategico”, teso a definire l’ampiezza, la modalità e l’intensità degli sforzi in funzione degli interessi e delle priorità nazionali; quello quantitativo, legato alla dimensione numerica delle risorse umane e materiali; quello qualitativo, riferito al livello tecnologico, formativo, addestrativo e di prontezza delle varie componenti delle Forze Armate; quello capacitivo, infine, in teoria sintesi dell’abilità dello strumento militare nel suo complesso di produrre l’effetto necessario a conseguire gli obiettivi prefissati.
Uno strumento che dovrebbe essere interforze, internazionale, interoperabile, e allo stesso tempo efficace, efficiente ed economicamente sostenibile.
Altro spunto significativo è l’identificazione di requisiti per l’organizzazione delle Forze Armate quali ad esempio la razionalità e l’economicità complessiva, l’eliminazione di ogni duplicazione non necessaria, la minimizzazione del numero dei livelli gerarchici, la piena integrazione interforze, la semplificazione dei processi e delle strutture organizzative.
Passando al capitolo del procurement militare, viene introdotta l’idea di un “piano strategico” volto a soddisfare le esigenze delle Forze Armate attraverso soluzioni possibilmente europee, e, in secondo luogo, a indicare e sostenere le aree di eccellenza tecnologica dell’industria italiana dell’aerospazio e difesa.
Un punto di partenza, non di arrivo
Le Linee Guida rappresentano di certo un punto di partenza per la stesura del Libro Bianco, ma non un punto di arrivo. All’elaborazione di quest’ultimo servirebbe, infatti, una più chiara visione politico-strategica che identifichi le priorità per la politica di difesa italiana nell’odierno quadro internazionale, e quindi le relative linee di sviluppo dello strumento militare.
A questa visione dovrebbe corrispondere, sempre nel Libro Bianco, un’indicazione puntuale delle razionalizzazioni e riforme necessarie per mantenere le Forze Armate efficaci ed efficienti all’interno dei prevedibili vincoli di bilancio, comprensiva della pianificazione dell’allocazione delle risorse economiche, umane e materiali.
Il tutto in una forma che sia lineare, chiara e coerente, pur nella necessaria articolazione e livello di dettaglio, agli occhi del decisore - politico, militare e di altro genere - che dovrà far proprio il Libro Bianco se si vuole che esso sia veramente applicato e non rimanga lettera morta.
Alessandro Marrone è ricercatore senior nell'Area Sicurezza e Difesa dello IAI e responsabile di progetti di ricerca per la Commissione europea e per l'Agenzia europea di difesa (Twitter: @Alessandro__Ma).
mercoledì 10 settembre 2014
M.O.V.M. Gino Canetti
Canetti Gino, nato il 1914 a Langhirano (Parma).
Capitano di complemento, 119° Reggimento fanteria.
Motivazione della Medaglia d’oro
"Comandante di compagnia fucilieri di un battaglione a cui
era stato dato il compito di attaccare un forte schieramento difensivo tedesco,
durante la preparazione dell'attacco, esprimeva la sua decisa volontà di
condurre vittoriosamente a termine l'azione, sia pure a costo del suo
sacrificio personale. Incurante della violenta reazione avversaria, alla testa
dei suoi uomini, che lo seguivano ammirati per tanto ardimento, si lanciava
all'attacco delle posizioni nemiche. Ferito una prima volta ad una mano,
noncurante di sé, accorreva là dove più ferveva la lotta, dando prova
ammirevole di un cosciente sprezzo del pericolo. Mentre stava per sopraffare un
centro di resistenza, una bomba da mortaio gli asportava il braccio destro,
sollevato per indicare ai suoi la via della vittoria. Colpito ancora una volta
gravemente ad una gamba, insensibile al dolore e noncurante degli inviti di
recarsi al più vicino posto di medicazione, piegatosi in ginocchio, con
ammirevole stoicismo continuava ad incitare i suoi con l'esempio e la parola a
persistere nella lotta, quando un colpo di granata che lo investiva in pieno,
stroncava questa maschia figura di combattente e di comandante che cadeva fra i
suoi che raggiungevano la meta e la vittoria. Nobile figura di eroe, che già in
altre azioni di guerra aveva dato prova delle sue insuperabili doti di
ardimento".
Il nome di Gino Canetti è scolpito, con quello della Medaglia
d'Oro Eugenio
Banzola, sulla lapide apposta sul municipio di Langhirano a ricordo degli
undici langhiranesi morti per la Libertà. Anche a Roma una via è stata intitolata
a Canetti.
Biografia.
Conseguito
il diploma di scenografo presso l’Istituto “Paolo Toschi” di parma, si
arruolava volontario, non ancora dieciannovenne, quale allievo ufficiale di complemento, nella Scuola di Palermo e nel
giugno 1933 era nominato sottotenente. Assegnato al 61à Reggimento Fanteria, vi
prestò servizio di prima nomina dal 1° Febbraio al 31 agosto 1934. Richiamato
alle armi per esigenza Africa Orientale, il 4 marzo 1035, il due aprrile
successivo partiva per l’Eritrea dove fu trasferito a domanda nel Corpo Truppe
Coloniali. Dopo aver partecipato al conflitto etiopico ed alle successive
operazioni di grande polizia coloniale, rimpatriava nel 1939 col grado di
tenente per riprendere la sua attività professionale. Alla fine del gennaio
1942 richiamato nel 119° reggimento fanteria Divisone “Emilia” che era in
formazione destinata a compiti di occupazione in Montenegro, sbarcò a Cattaro
il 24 marzo dello stesso anno. Promosso capitano, assumeva il comando di una
compagnia fucilieri. Alla fine di Agosto 1943 era schierato in difesa costiera
alle Bocche di Cattaro contro eventuali sbarchi nemici.
Per le operazioni della Divisione “Emilia” all’indomani della proclamazione
dell’armistizio vds: Torsiello M., Le Operazioni delle Unità Italiane nel
settembre-ottobre 1943. Roma, Ministero
della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, , pag. 420/423.
Vds, inoltre, relazione del Generale Ugo Buttà, comandante della Divisone
“Emilia”, in Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio
Storico, Cartella 2126.
Per le operazioni della Marina vds.
Fioravanzi G., La
Marina Italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Volume XV: “La Marina dall’8 settembre
1943 alla fine del conflitto”, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore
della Difesa, Ufficio Storico, pag. 172/75.
lunedì 8 settembre 2014
M.O.V.M. Carlo Pirzio Biroli
A3
Pirzio
Biroli Carlo, nato nel 1909 a Roma. Maggiore s.p.e cavalleria, capo di
S.M. raggruppamento celere in Albania
Altre Decorazioni
Medaglia di Bronzo al Valor Militare ( Fronte greco,
febbraio-aprile 1941)
"In un momento tragico per la Patria e di smarrimento
delle sue forze armate, tenendo fede al giuramento prestato opponeva con
fierezza di spirito, degna delle nobili tradizioni dell'Esercito italiano, un
categorico rifiuto all'ordine impartitogli di cedere le armi ai tedeschi e di
arrendersi. Pur essendo consapevole dei gravi rischi cui si votava, reagiva
immediatamente organizzando onorevole reazione. Fallito il tentativo di
guadagnare alla sua causa un comandante, che poteva validamente opporsi col suo
reparto di artiglieria alla caduta in mani nemiche di un importante aeroporto,
non esitava ad impegnarsi in un impari, aspro combattimento, di cui era
l'ardente animatore, ma nella dura lotta cadeva colpito a morte. Mentre
esalava, dopo atroce agonia, l'ultimo respiro, si perfezionava quella resa che
nel suo fine intuito doveva essere respinta ad ogni costo. Col supremo
volontario sacrificio segnava ai più la luminosa via del dovere e
dell'onore".
Biografia
Giovane sportivo e noto campione
militare di equitazione, come il padre gen. Alessandro lo era stato per la
scherma, uscì dall’Accademia Militare di Modena sottotenente di cavalleria il 1
settembre 1932 assegnato al “Genova Cavalleria”. Promosso tenente nel 1934 e
incaricato del grado superiore nel 1939 entro nello stesso anno all’istituto
superiore di guerra come allievo del 69° corso. Promosso capitano nel settembre
1940, fu trasferito al Comando superiore delle FF.AA dell’Albania ed assegnato
in esperimento di S.M. al XXV C.A. Dopo aver partecipato a numerose azioni
nella campagna sul fronte greco-albanese, rientrò al Comando superiore in
servizio di S.M. Nominato infine capo di S.M. del raggruppamento celere
d’Albania, partecipava alle operazioni svoltesi nello scacchiere balcanico fino
alla data dell’armistizio. Con decreto dell’ottobre 1944 fu promosso maggiore
con anzianità 1 settembre 1943, retrodatata al 16 gennaio 1943 per conseguito
vantaggio di carriera.
venerdì 5 settembre 2014
M.O.V.M. Luigi Goytre
A3
Goytre
Luigi, nato nel 1893 a
Cavour (Torino). Tenente Colonello s.p.e, reggimento “Nizza Cavalleria”
Motivazione
della Medaglia d’Oro al Valor Militare
«In un momento
tragico per la Patria
e di smarrimento delle sue forze armate, tenendo fede al giuramento prestato
opponeva con fierezza di spirito, degna delle nobili tradizioni dell'Esercito
italiano, un categorico rifiuto all'ordine impartitogli di cedere le armi ai
tedeschi e di arrendersi. Pur essendo consapevole dei gravi rischi cui si
votava reagiva immediatamente organizzando onorevole reazione. Fallito il
tentativo di guadagnare alla sua causa un comandante che poteva validamente
opporsi col suo reparto di artiglieria alla caduta in mani nemiche di un
importante aeroporto, non esitava ad impegnarsi in un impari aspro
combattimento di cui era l'ardente animatore, ma nella dura lotta cadeva
colpito a morte. Mentre esalava, dopo atroce agonia, l'ultimo respiro, si
perfezionava quella resa che nel suo fine intuito doveva essere respinta ad
ogni costo. Col supremo sacrificio segnava ai più la luminosa via del dovere e
dell'onore». A Luigi Goytre è stata intitolata una via di Torino e una a
Cavour, suo paese natale.
Biografia
Arruolatesi
volontario nel “Cavalleggeri di Lucca” nel 1911, entrò in guerra nel maggio
1915 col grado di sergente maggiore e nell’arile del 1916 ottenne la promozione
a sottotenente in s.p.e. Trasferito nel “Cavalleggeri di Roma” reggimento
appiedato che operava nella zona di Monfalcone, si distingueva il 15 settembre 1916 a quota 77 in un assalto alla
baionetta riportando una ferita da scheggia di bomba a mano. Tenente nel 1917
nel “Lancieri di Montebello” e capitano nel 1930 nel “Cavalleggeri di Vittorio
Emanuele II” prestò poi servizio presso il centro per l’allevamento dei quadrupedi
di Persano e, dal marzo 1936, al Tribunale Militare di Bologna. Maggiore al 1
gennaio 1940 fu trasferito al “Nizza Cavalleria” dove vi fu promosso tenente
colonnello nel settembre 1942. Comandava in Albania il IV gruppo corazzato del
reggimento allorché venne dichiarato l’armistizio.
giovedì 4 settembre 2014
M.O.V.M Giuseppe Amico. Biografia
Amico Giuseppe, nato nel 1890 a Capua. Generale di Divisione, comandante
la divisione fanteria “Marche”
Altre Decorazioni
Medaglia di Bronzo al Valor Militare ( Monfalcone
1916)
Medaglia d’Argento al Valor Militare (Carso,
1916-1917)
Medaglia di Bronzo al Valor Militare (Santander
1937)
Medaglia d’Argento al Valor Militare (Spagna 1938)
Medaglia di Bronzo al Valor Militare (Battaglia del
Levante, 1938)
Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia (Balcania,
1941-1942)
Promosso Generale di rigata per merito di Guerra
(1938-1939)
Motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare
(da inserire)
Biografia
Allievo dell’Accademia Militare di
Torino dal novembre 1909 fu nominato sottotenente di artiglieria campale nel
settembre 1911e promosso tenente nel 1913, assegnato al 13 reggimento
artiglieria da campagna con quale entrò in guerra nel maggio 1915. Capitano nel
settembre dello stesso anno passò al 31° Reggimento artiglieria da campagna,
quindi, nel 1916 al Comando della 4a Divisione di cavalleria e poi al Comando del VII C.A. Promosso maggiore a
scelta nel luglio 1918. Negli anni 1920 e 1921 frequentò i corsi della Scuola
di Guerra ed ebbe poi l’incarico dell’insegnamento di Storia Militare, anche
con la promozione a tenente colonello fino al 1928. Fu in Albania dal 1928 al
1931 con la Missione
militare per la delimitazione dei confini, quindi passò al 5° reggimento da
campagna e nel 1935 con la promozione aa colonello assunse il comando del 10°
reggimento artiglieria divisionale. Nel febbraio 1937 prese parte alle operazioni
militari in Spagna, comandante del reggimento artiglieria della Divisione
“Littorio” e, poi, nel 1938, dell’artiglieria del Corpo Truppe Volontarie .
Rientrato in Italia nell’agosto 1939 fu capo di S.M. della 4a Armata e poi
della 7° Armata mobilitata all’inizio della II Guerra Mondiale. Nel gennaio
1941 assunse il comando della Divisione fanteria “Catanzaro” in Africa
Settentrionale e nel luglio dello stesso anno la Divisione “Marche” in
Dalmazia, mantenendolo anche con la promozione a generale di Divisione.
Medaglie d'oro della Guerra di Liberazione
Su iniziativa dell'ANPI della regione Umbra, è stato dato avvio ad una ricerca per la individuazione delle Medaglie d'oro della Guerra di Liberazione; tale ricerca ha concluso la sua prima fase e sono state individuate, suddivise per anno ( 1943, 1944 e 1945) le Medaglie d'oro della Guerra di Liberazione.
In attesa della attuazione della seconda fase della ricerca, iniziamo a pubblicare le motivazioni di alcune delle medaglie d'oro più significative, in attesa di individuare la Biografia del Decorato.
mercoledì 3 settembre 2014
Buona Lettura
Dopo la pausa estiva riprende l'inserimento dei post riguardo alla attività della Sezione e le relative collaborazioni. A tutti i nostri lettori un augurio di un sereno rientro dalle vacanze. MC
martedì 1 luglio 2014
1944: Il passaggio del ffronte nelle marche. Il volume di Massimo Coltrinari
Massimo
Coltrinari,
IL CORPO
ITALIANO DI LIBERAZIONE E ANCONA.
Il tempo delle oche verdi e e del lardo rosso.
Il passaggio del fronte: giugno-luglio 1944,
Roma, Università La Sapienza,
Casa Editrice Nuova Cultura,
2014, pag. 350, Euro 25, ISBN 9788868123222
giovedì 5 giugno 2014
Confrenza: Lo Sbarco di Anzio.
LA CONFERENZA DI OGGI E' INCENTRATA SULLA DESCRIZIONE DELLE OPERAZIONI DI SBARCO ED USCITA DALLA TESTA DI PONTE DI ANZIO E NETTUNO DA PARTE DEL VI CORPO D'ARMATA STATUNITENSE. LA REAZIONE TEDESCA, LE QUATTRO BATTAGLIE PER L'ANNIENTAMENTO DELLA TESTA DI PONTE E LO STALLO TATTICO FINO AL MAGGIO 1944
OGGI
5 GIUGNO 2014 ALLE ORE 17 PRESSO LA SEDE
martedì 3 giugno 2014
70° Della Resistenza. Programma
A tutti gli iscritti
La commemorazione del 70° della Resistenza dalle sezioni del nostro Comitato Provinciale è sostenuta da molte attività, che arricchiscono
quelle che celebrano il ricordo degli eventi accaduti nel loro comune.
E' stato sempre parlato di 70° considerando tutti gli anni della Resistenza nazionale 1943/44/45, perché, anche se nella nostra Regione
si concluse con il passaggio del fronte nel luglio 1944, non possiamo dimenticare i volontari del Gruppo Combattimento Cremona.
Per cui le celebrazioni sono state così suddivise:
1) anno 1943/2013: affissione a Pietralunga della lapide delle Medaglie d'oro V.M.umbre sul monumento regionale Al Partigiano; siamo andati nel luogo
simbolodella Brigata Proletaria d'urto-San Faustino e della Resistenza dell'Umbria settentrionale
2) anno 1944/2014: rievocazione della Zona Libera di Cascia e Norcia nei giorni 5 e 7 giugno prossimi, con il ricordo
delle formazioni partigiane la Brigata Melis e la Brigata Gramsci e quindi un evento coinvolgente ambedue le nostre provincie
3) anno 1945/2015: è stato chiesto alla Presidenza della Regione di attivare una conferenza regionale ricordando i volontari Cremonini, per
la quale si stanno preparando degli studi e delle ricerche.
Come si constata, le manifestazioni del Comitato Provinciale sono state improntate su eventi che avessero avuto una visione di carattere regionale.
Il programma della manifestazione di Norcia e Cascia dei prossimi giorni 5 GIUGNO e 7 GIUGNO nei post successivi
Le due rievocazioni della ZONA LIBERA sono state costruite insieme alla Lega SPI-CGIl di Spoleto.
Per il Sindacato assumono valore di cerimonie ufficiali regionali per il 70°, quindi vi partecipano anche dirigenti della segreteria regionale CGIL
e la segretaria nazionale SPI Carla Cantone.
Per l'ANPI sarà presente il compagno Carlo Ghezzi del Comitato Nazionale.
Saranno conferenzieri i professori Renato Covino, Angelo Bitti, Marco Venanzi
Nota: Nelle ultime elezioni nel comune di Norcia ha vinto la lista di destra e il nuovo sindaco Nicola Alemanno ha già negato la sua presenza alla
cerimonia commemorativa e l'utilizzo dei luoghi pubblici comunali. La nostra, oltre che di memoria, sarà una manifestazione antifascista,
soprattutto nel rispetto delle colonna partigiana formata dai combattenti italiani della Melis e da quelli juguslavi della Gramsci, che il 17 giugno 1944
entrò vittoriosa a Norcia da Porta Romana, mentre dall'altra parte della città, da Porta Ascolana, uscivano i reparti nazifascisti.
Nel segno della libertà, dei diritti, dell'uguaglianza: Ora e sempre Resistenza.
Chi può e chi vuole venga a Norcia e a Cascia.
Giovanni Simoncelli ANPI Provinciale Perugia
Iscriviti a:
Post (Atom)




