Archivio CDEC, Fondo Antifascisti e partigiani ebrei in Italia 1922-1945, b. 5, fasc. 99
giovedì 14 maggio 2020
Partigiani Ebrei Figure della Resistenza 1
Partigiani, italiani, ebrei,
i ragazzi della resistenza
Erano dei ragazzi. Studiavano all'università, alcuni sedevano ancora sui banchi di scuola. Intessevano amori epistolari, scrivevano racconti, uscivano con gli amici. Nel 1938 con le leggi razziali erano stati alienati dalla società, espulsi dall'università e dalla scuola, cancellati dalla vita pubblica.
Erano dei ragazzi a cui era appena stato negato ogni diritto e che negli occhi dei propri genitori vedevano smarrimento, confusione, indecisione.
È così che quei ragazzi, italiani, ebrei, perseguitati, senza più un punto fermo, decidono di unirsi ad altri e combattere per tornare ad essere liberi e liberare tutto il Paese. Mettono in salvo le loro famiglie e si espongono al doppio pericolo, quello di essere ebreo e antifascista.
Si muovono sulle montagne, dormono in scomodi rifugi di fortuna, vengono spediti al confino o catturati.
Sono tantissimi gli ebrei italiani, donne e uomini, che hanno fatto la Resistenza e contribuito alla liberazione dell'Italia.
Il Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah vuole condividere con voi dieci storie di coraggio, idealismo e generosità. Perché la conquista della libertà è una sfida che si combatte ogni giorno e che ogni giorno deve essere omaggiata, ripensando a quei ragazziche sulle montagne hanno reso migliore il nostro mondo.
"Questo 25 aprile, - scrive il Presidente del MEIS Dario Disegni - in una situazione così drammatica come quella che stiamo vivendo, deve segnare una grande riscossa morale e civile, che ci faccia riflettere non solo sugli orrori del passato, ma anche sulle profonde ingiustizie e sulle diseguaglianze ancora presenti nella nostra società. Una riscossa che, nel ricordo del 25 aprile e di quanti caddero per la nostra libertà, tra i quali Emanuele Artom e tanti partigiani ebrei, ci faccia uscire dall’attuale crisi in cui è precipitato di colpo l’intero pianeta, più umani, più retti, più solidali e decisi a costruire un mondo più giusto, più equo, più vivibile, in una parola migliore di quello nel quale abbiamo finora vissuto".
Si ringrazia il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea per la collaborazione.
Emanuele Artom
Emanuele Artom, diario di un partigiano
Nato ad Aosta nel 1915 da una famiglia torinese, Emanuele Artom cresce nel capoluogo piemontese e studia al Liceo classico Massimo D'Azeglio dove è alunno di Augusto Monti. Si iscrive alla facoltà di Lettere laureandosi a pieni voti nel 1937.
Con il fratello Ennio, morto tragicamente in un incidente in montagna, è animatore di un circolo culturale ebraico al quale partecipano, tra gli altri, Primo Levi, Franco Momigliano e Luciana Nissim.
Nel 1943 si unisce al Partito d'Azione e come partigiano prende il nome di Eugenio Ansaldi. Sempre in prima linea e impegnato in attività complesse e pericolose, ricopre l'incarico di commissario politico.
Catturato nel 1944, viene barbaramente torturato e muore in carcere a causa delle sevizie subite.
Il suo diario, edito nella versione integrale da Bollati Boringhieri con il titolo "Diario di un partigiano ebreo" (a cura di Guri Schwarz), è considerato uno strumento prezioso dal punto di vista storico ma è stato elogiato anche per il suo valore letterario.
La madre di Emanuele, Amalia, laureata in Matematica, è stata a lungo preside della scuola media ebraica di Torino a lui intitolata.
Matilde Bassani Finzi
Matilde Bassani Finzi e la scuola di via Vignatagliata
Nata a Ferrara nel 1918, Matilde Bassani fin da piccola si è nutrita di ideali e politica. Suo padre, professore di tedesco all'Istituto tecnico venne infatti licenziato negli anni '20 perché antifascista; lo zio, il professore Ludovico Limentanti, firmò il Manifesto degli intellettuali antifascisti e suo cugino era il fisico e partigiano Eugenio Curiel.
Ad avere un ruolo importante nella sua formazione fu anche il suo professore Francesco Viviani (lo stesso dello scrittore Giorgio Bassani) morto a Buchenwald e la maestra socialista Alda Costa.
Laureatasi brillantemente in Lettere, Matilde assieme a Giorgio Bassani e a Primo Lampronti fu una delle insegnanti della scuola ebraica ferrarese di via Vignatagliata che accolse i ragazzi espulsi dagli istituti pubblici.
Quella di via Vignatagliata fu una scuola d'eccellenza, dove accanto agli autori immortali della letteratura italiana, si studiavano poeti contemporanei e si trasmettevano ideali di libertà e uguaglianza.
Nel '43 venne arrestata e condotta nelle carceri di via Piangipane (dove sorge adesso il MEIS) per la sua attività antifascista. Liberata nel luglio dello stesso anno, scappò a Roma e incontrò il futuro marito Ulisse Finzi con il quale condivise la scelta resistenziale.
Dopo la guerra si affermerà come psicologa restando sempre in prima linea nella difesa dei diritti e ricomprendo incarichi di prestigio nell'Unione Femminile Nazionale e presso il Consiglio Nazionale delle Donne Italiane.
Intervistata da Anna Maria Quarzi, Presidente dell'Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara, nel 1997, ha detto: "Fin dalla più tenera età ho succhiato latte e antifascismo. La mia famiglia, infatti, era antifascista per naturale avversione alla dittatura, per amore della libertà".
Foto: Archivio storico e fotografico della famiglia Finzi - Milano
Franco Cesana
Franco Cesana, in guerra a 13 anni
Nato a Mantova nel 1931, Franco Cesana è spesso ricordato come il più giovane partigiano caduto nella Resistenza italiana. Cresciuto a Bologna, venne espulso dalla scuola pubblica dopo la promulgazione delle leggi razziali e fu accolto nell'Orfanotrofio Israelitico di Torino e di Roma.
Seguendo le orme del fratello Lelio, nemeno tredicenne si arruolò nelle Brigate Garibaldidichiarando di essere maggiorenne. Vicino Pescarola, alla periferia di Bologna, lui e il fratello furono colti di sopresa dal fuoco nemico, Lelio riuscì a salvarsi, Franco no. Di lui si conserva una toccante lettera alla madre nella quale la rassicura sulla sua condizione: “Così non devi impensierirti per me che sto da re. La salute è ottima; solo un po’ precario il dormire”.
La storia di Franco Cesana è stata raccontata nella mostra "Stelle senza un cielo. Bambini nella Shoah" realizzata dallo Yad Vashem di Gerusalemme e il MEIS in collaborazione con il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea-CDEC e l'Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna.
Eugenio Curiel
Eugenio Curiel, il fisico della Resistenza
Nato a Trieste nel 1912 da una colta e agiata famiglia ebraica, Eugenio Curiel si distinse per il suo impegno politico sempre fortemente legato alla propria formazione intellettuale.
Dopo il biennio di ingegneria all'Università di Firenze e un passaggio al Politecnico di Milano decide di iscriversi alla facoltà di Fisica dell'università fiorentina nella quale suo zio Ludovico Limentani è docente di filosofia morale. Il suo percorso di studi brillante è scandito da periodi nei quali si dedica all'insegnamento nelle scuole, fino poi ad approdare all'Università di Padova come assistente. Frequentando l'ambiente universitario, Curiel stringe legami di amicizia e si avvicina all'attivismo politico di ispirazione comunista.
Allontanato dall'insegnamento dopo le leggi razziali, inizia a spostarsi tra l'Italia e la Svizzera.
Ricercato per la sua attività antifascista, viene arrestato nel 1939 a Trieste. Condannato al confino, è trasferito sull'isola di Ventotene.
Con la caduta del fascismo, Curiel torna a Milano per riprendere le sue attività politiche. Il 24 febbraio 1945 viene però riconosciuto dalle Brigate Nere e, dopo un inseguimento, colpito a morte.
Ha ricevuto la Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria.
Foto: Anonimo, Ritratto di Eugenio Curiel, 1935-1940 ca.
Archivio CDEC, Fondo Antifascisti e partigiani ebrei in Italia 1922-1945, b. 5, fasc. 99
Archivio CDEC, Fondo Antifascisti e partigiani ebrei in Italia 1922-1945, b. 5, fasc. 99
Mosè Di Segni
Mosè Di Segni, il medico libero
Medico, antifascista, sionista, partigiano.
Tante sono le anime di Mosè Di Segni, nato nel 1903 a Roma e scomparso nel 1969. Padre di tre figli, Elio, Frida e Riccardo (il Rabbino capo della comunità ebraica di Roma), Mosè Di Segni si specializzò in pediatria a Firenze e fu animatore del circolo sionista Avodà fondato da Enzo Sereni.
Nel 1936 venne inviato come medico militare in Spagna ma due anni dopo a causa delle leggi razziali venne radiato dall'esercito e licenziato dall'ospedale Spallanzani di Roma dove lavorava.
Consigliere della comunità ebraica si impegnò attivamente per aiutare gli ebrei romani negli anni più bui. Avvertito da un amico di essere su una lista di persone destinate alla deportazione riuscì a riparare a Serripola (San Severino Marche) dove si unì come partigiano alle Brigate Garibaldi non venendo mai meno alla sua vocazione di medico e aiutando la popolazione locale.
Proprio per questo il Comune di San Severino Marche ha conferito ai suoi tre figli qualche anno fa la cittadinanza onoraria.
Di recente è stato pubblicato il libro "Mosè Di Segni medico partigiano. Memorie di un protagonista della Guerra di Liberazione (1943-1944)", a cura di Luca Maria Cristini (San Severino Marche, Edizioni della Riserva naturale regionale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito, 2011).
fonte: Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah - MEIS
Via Piangipane, 79/83 - 44121 Ferrara (Italia)
mercoledì 6 maggio 2020
La vicenda degli IMI
Il volume riporta un ampia descrizione di come l'Esercito Tedesco riusì' a catturare oltre 800.000 mila soldati italiani e a deportarli in Germania. Di questi 200.000 aderirono all'Asse. In Germania vi erano già 200.000 lavoratori italiani a contratto, che data la particolare situazione del settembre 1943 in gran parte persero i loro diritti e furono trattati come lavoratori coatti. In Totale il numero dei lavoratori italiano in Germania nel dicembre 1943 era circa di 1 milione.
sabato 25 aprile 2020
venerdì 10 aprile 2020
sabato 28 marzo 2020
mercoledì 18 marzo 2020
Programma della Sezione
PROGRAMMA
DELLE ATTIVITA’ E DEGLI
EVENTI
FEBBRAIO
2020
MARTEDI 4 Conferenza sulla Figura e la Vita di
“CRISTINA DI SVEZIA(1626-1689),”, a cura del Gen. IACOPI Massimo. Figia di Gustavo II, Cristina ha appena 6 anni quando diventa “Regina
di Svezia, dei Goti e dei
Wendi, granduchessa di Finlandia e duchessa d’Estonia. Educata fuori dai canoni
convenzionali, ritenuta di sesso maschile, rifiutò di perpetuare la sua dinastia, lei
padrona di un potente regno, disgustata dal potere pur essendo appassionata di
politica, da luterana convertita al cattolicesimo, colta ma capace delle
peggiori grossolanità, era chiamata la “Pallade del Nord”.
Un personaggio stravagante e sconcertante, ma di grande rilievo, una amazzone barocca che ha intrigato e scandalizzato i contemporanei che ripetevano “In che tempi viviamo se le regine depongono il loro scettro e vogliono vivere da private cittadine, per sé stesse e le muse?”. Appassionata di politica, scienze e filosofia, Cristina infatti, preferì la Francia e l’Italia alla sua Svezia natale. In piena Controriforma il suo arrivo nella penisola italiana assunse i contorni di un trionfo, tanto che una piccola cittadina come Assisi si onoro’ di ospitarla nel palazzo Giacobetti e di ricordarla con una lapide. Il viaggio in Italia venne coronato con la fastosa entrata che le riservo’ papa Alessandro VII nella Città Eterna; il duca di Parma le mise a disposizione Palazzo Farnese, che divenne rapidamente il centro della vita mondana romana.
Un personaggio stravagante e sconcertante, ma di grande rilievo, una amazzone barocca che ha intrigato e scandalizzato i contemporanei che ripetevano “In che tempi viviamo se le regine depongono il loro scettro e vogliono vivere da private cittadine, per sé stesse e le muse?”. Appassionata di politica, scienze e filosofia, Cristina infatti, preferì la Francia e l’Italia alla sua Svezia natale. In piena Controriforma il suo arrivo nella penisola italiana assunse i contorni di un trionfo, tanto che una piccola cittadina come Assisi si onoro’ di ospitarla nel palazzo Giacobetti e di ricordarla con una lapide. Il viaggio in Italia venne coronato con la fastosa entrata che le riservo’ papa Alessandro VII nella Città Eterna; il duca di Parma le mise a disposizione Palazzo Farnese, che divenne rapidamente il centro della vita mondana romana.
L’invito
che rivolgo a tutti per una larga e sentita partecipazione, è aperto anche
a familiari ed amici. Sezione, ore
17,00.
DOMENICA 16 Pranzo
conviviale Ristorante Hotel dei Duchi Spoleto, nell’atmosfera gioiosa del
Carnevale che vedrà coinvolta l’intera città nella prima sfilata dei carri, la
cui partenza è prevista da Piazza della Libertà intorno alle 14,30. Per noi e
familiari l’appuntamento al Ristorante è
alle 12,30 e l’ inizio pranzo alle ore 13,00.
L’invito
è aperto anche ad amici e conoscenti. Costo pro-capite € 30,00.
E’ gradita la prenotazione entro mercoledi’ 15 con l’indicazione del numero dei
partecipanti. In allegato il menù.
P.di C. Gen. B. Carmine Aulicino – Segretario cell. 360 100 1428-
DATE DA DEFINIRE: 1) 1^ Sperimentazione del Progetto di incontro e
di confronto sulla tematica dei valori di ieri e di oggi, preceduto
da un apposito filmato. Riserva del tema, del titolo del
film, del giorno e dell’ora.
2) Visita di
cortesia al nuovo Comandante del Btg. Gran. “Cengio” di Spoleto, Ten. Col. ISSMI Gabriele GUIDI.
Con il mio più caloroso invito a voler
partecipare attivamente alla vita di Sezione, Vi saluto con la più viva cordialità
e stima.
f.to
IL PRESIDENTE DI SEZIONE
B.Gen.(ris.)
ing. Antonio CUOZZO
Orario di
apertura della Sezione
Martedì 10,00 - 12,00
Venerdì 18,00 -
20,00
MENU’ IN
ALLEGATO
martedì 10 marzo 2020
Società di Storia Militare. Rapporto NAM
2020 04 07 NAM Primo Rapporto Quadrimestrale al Consiglio Scientifico e al Comitato tecnico di Nuova Antologia Militare (NAM) Cari amici, la nostra rivista NAM inizia oggi il sesto mese dal giorno in cui è stata concepita (6 novembre 2019) e il terzo mese da quando è online (3 febbraio 2020). www.nam-sism.org La quarantena non ci ha fermato e anzi, grazie alle sue devastanti ricadute sul sistema editoriale, il lavoro della nostra “Arca di Noé”, varata a passo di carica e appena in tempo, si è enormemente intensificato. • Articoli. Oltre ai 9 articoli già pubblicati (numeri 0/20 Nascita di una rivista e 1/20 Cartografia militare) abbiamo finora ricevuto 21 articoli, di cui 13 già approvati e pubblicati provvisoriamente online (https://www.nam-sism.org/3.1%20articoli.html), 2 approvati e in corso di revisione da parte degli autori e 6 sotto doppia valutazione cieca. Entro la fine di aprile arriveranno altri 10 articoli, che porteranno il totale a 40. Allego, tra i 13 che abbiamo recentemente aggiunto online, i 2 (di Yann Le Bohec e Jeremy Black), che per il loro contenuto e il prestigio internazionale degli autori qualificano meglio i Fascicoli 2 / 20 e 3/20. • Fascicoli. Per il mese di giugno prevediamo di pubblicare i NN. 2/20 SM Antica (9 articoli e 3 recensioni) e 3/20 SM Moderna (9 articoli e 5 recensioni). Il N. 4/20 SM Contemporanea (10/12 articoli e 4/6 recensioni) è previsto per settembre. Abbiamo incaricato i Prof. Settia, Musarra e Merlo di pianificazione del Numero 1/21 SM medievale. • Come studiare. Due riviste ci hanno gentilmente permesso di ripubblicare nella sezione "Come studiare la storia militare" (How to study MH) due importanti articoli (di Floribert Baudet e Ian van der Waag) sulla storia e l’epistemologia della SM. • Rete internazionale. Abbiamo preso ulteriori contatti con numerosi studiosi di vari paesi e la Commissione britannica di storia militare ha gentilmente segnalato il nostro diario ai suoi membri. Siamo molto grati a Jeremy Martin Black e Luigi Loreto per l'incoraggiamento quotidiano e il supporto nella promozione della NAM e siamo grati a quanti altri membri del consiglio scientifico e del comitato consultivo vorranno seguire il loro esempio. • Recensioni di libri. Abbiamo anche ricevuto 6 ampie recensioni e numerose altre sono in fase di elaborazione da parte dei gruppi studenteschi delle università di Padova (Ars Militaris) e Bologna (Casus Belli) che si sono organizzati per lo studio scientifico autogestito di MH, purtroppo non praticabile né nell’ambito delle Università italiane né nel sistema formativo dei Quadri della Difesa e della Sicurezza del nostro paese. Abbiamo messo a disposizione di Ars Militaris e Casus Belli una pagina del nostro sito (https://www.namsism.org/7.1%20cadet%20corps.html) • Collana "Fvcina di Marte". Il 3 marzo abbiamo consegnato all'editore Aracne il PDF pronto per la stampa del secondo volume della serie, a cura della Prof. Elina Gugliuzzo e Giuseppe Restifo (Una battaglia europea: Francavilla di Sicilia, 20 giugno 1719). La pubblicazione è prevista per il 9 maggio. Il prof. Yann Le Bohec sta ultimando il montaggio del terzo volume, una raccolta dei suoi scritti sulla guerra gallica. Per settembre prevediamo di poter preparare il PDF pronto per la stampa. Come quarto volume, prevediamo di pubblicare entro il 2020 la tesi di dottorato del dott. Andrea Tanganelli sui reggimenti austro-italiani (Clerici e Toskanisches IR) nella guerra dei sette anni. • Cellula operativa. la nostra cellula operativa, incaricata di gestire l'editing e la messa online, è composta da sole tre persone: me stesso, il nostro grafico Antonio "Tippy" Nacca e il nostro webmaster Massimiliano "Max" Italiano (il nostro benemerito consocio Sism che cura gratuitamente anche il nostro sito associativo www.societaitalianastoriamilitare.org). Negli ultimi due mesi abbiamo ricevuto migliaia di suggerimenti e centinaia di rimproveri. Ci scusiamo se il ritmo vertiginoso del nostro lavoro quotidiano non ci ha sempre permesso di seguire i primi e di fare ammenda per gli altri. Virgilio Ilari, Presidente della SISM e Direttore di NAM
sabato 29 febbraio 2020
Il IV fronte della Guerra di Liberazione. Una responsabilità in più
LA CRISI ARMISTIZIALE DEL 1943
Dodecanneso
Ai primi di dicembre i tedeschi concludono la loro offensiva per la conquista delle Isole dell'Egeo.
Gli eccidi di Lero ed il
trattamento dei soldati italiani da parte tedeschi chiamano ancor una volta in causa
l’atteggiamento del vertice politico-militare del Regno d’Italia e di Badoglio
in particolari A Lero, però, nonostante che numerosi ufficiali siano stati
passati per le armi non vi fu uno sterminio di massa come l’accanita resistenza
Italia e il tenore del volantino già citato poteva lascia presagire. Nicola Gallerano scrive:
“Sembra a noi che questa circostanza sia da metter in relazione con
l’avvenuta dichiarazione di guerra alla Germania, che è del 13 ottobre mentre
la fine della resistenza negli altri importanti presidi è precedente a quella
data e si concluse quasi sempre con l’eccidio degli italiani che avevano osato
combattere come franco-tiratori. Se la supposizione fosse fondata come
pensiamo, ne verrebbe un nuovo specifico carico di responsabilità per il re,
che si oppose alla dichiarazione di guerra
fino al 13 ottobre; per Badoglio che non gliela seppe imporre, come capo
del governo, e per il Comando Supremo che seguitò a comportarsi, dal momento in
cu si sentì bel al sicuro a Brindisi, come se quei combattimenti non lo
riguardassero non esitando a falsificare ancora una volta la verità nella
motivazione della Medaglia d’Oro alla memoria conferita a Mascherpa e a
Campioni (fucilati a Parma il 24 maggio 1944 in seguito a sentenza di un
tribunale fascista) per aver essi “ eseguito ordini ricevuti”: laddove il primo
non ne ebbe affatto ed agì di propri iniziativa, mentre il secondo ricevette
l’ordine di cavarsela da solo”[1]
[1]
Gallerano N. La resistenza italiana
nell’Egeo dopo l’8 settembre 1943 .in Zangrndi R., cit, pag. 995 e segg.
giovedì 20 febbraio 2020
l'8 settembre a Samo 2
LA CRISI ARMISTIZIALE DEL 1943
Dodecanneso
A Samo non si verificarono alla
fine di novembre 1943 i massacri di soldati ed ufficiali italiani come a
Cefalonia, Corfù, Coo. Lero, ovvero i tedeschi rispettarono la Convenzione
dell’Aja del 1929 come ogni esercito civile europeo era tenuto a fare. Ma la
lotta degli Italiani al tedesco, come abbiamo inteso la Guerra di Liberazione,
proseguiva. A Samo il 27 novembre 1943 vi fu un combattimento durante il quale
vennero catturati 1 ufficiale e 53 militari italiani. I tedeschi ebbero 1
Caduto. L’Ufficiale e 26 Soldati caduti prigionieri furono fucilati come “franchi tiratori”. L’arbitrio tedesco
continuava, avendo il Regno d’Italia dichiarato guerra alla Germania il 13 ottobre
1943. Ma ai nostri fini questo dimostra che la Guerra di Liberazione accomuna
tutti i combattenti dei fronti tra loro: come i “ribelli” del secondo fronte se
catturati venivano fucilati, così i soldati italiani a Samo combattenti del V
Fronte se catturati venivano fucilati. La lotta al tedesco era in corso.
lunedì 10 febbraio 2020
l'8 settembre a Samo 1
LA CRISI ARMISTIZIALE DEL 1943
Dodecanneso
Dopo la conquista di Lero dovevano per i tedeschi
iniziare i preparativi per la conquista dell’Isola di Samo. Sapendo come era
presidiata Samo, i tedeschi riflettevano sul fatto che non volevano pagare un
tributo così alto per la sua conquista come fu per Lero. I Comandanti tedeschi,
ovvero generale Sigmund von Falkenstein, Capo di Stato Maggiore del Comando
Sud-Est della Lufwaffe propose al generale August Winter, Capo di Stato
Maggiore del gruppo Armate E di cercare di conquistare Samo attraverso una
trattativa; agli ufficiali italiani di Samo, che in base alle direttive in
essere, al momento della cattura di dovevano fucilare, si poteva proporre loro
che se si fossero arresi per “ordini superiori” non sarebbero stati fucilati.
Era un tentativo per evitare perdite insostenibili come quelle di Lero.
Proposta la cosa a Berlino, già il 20 novembre, giunse l’ordine al generale
Muller che i militari italiani di ogni grado qualora arresi a seguito di
trattative dovevano essere considerati prigionieri di guerra e trattati come
tali. Ordine che giunse ai comandanti sul campo con due mesi di ritardo e che
dimostra che quelli dati all’indomani dell’armistizio erano e sono ordini
criminali, dovuti solo a rabbia, odio e risentimento e che, tenendo anche
presente la carenza di mano d’opera del reich, erano anche idioti.
venerdì 31 gennaio 2020
sabato 25 gennaio 2020
Cuozzo comunica il programma Febbraio 2020
UNIONE
NAZIONALE UFFICIALI IN CONGEDO D’ITALIA
ENTE DI DIRITTO PRIVATO
SEZIONE DI SPOLETO
Via Anfiteatro, 19 Tel. e Fax
n. 0743.224227
e-mail sez.spoleto@unuci.org - unucispoleto@libero.it
PROGRAMMA
DELLE ATTIVITA’ E DEGLI
EVENTI
FEBBRAIO
2020
MARTEDI 4 Conferenza sulla Figura e la Vita di
“CRISTINA DI SVEZIA(1626-1689),”, a cura del Gen. IACOPI Massimo. Figia di Gustavo II, Cristina ha appena 6 anni quando diventa “Regina
di Svezia, dei Goti e dei
Wendi, granduchessa di Finlandia e duchessa d’Estonia. Educata fuori dai canoni
convenzionali, ritenuta di sesso maschile, rifiutò di perpetuare la sua dinastia, lei
padrona di un potente regno, disgustata dal potere pur essendo appassionata di
politica, da luterana convertita al cattolicesimo, colta ma capace delle
peggiori grossolanità, era chiamata la “Pallade del Nord”.
Un personaggio stravagante e sconcertante, ma di grande rilievo, una amazzone barocca che ha intrigato e scandalizzato i contemporanei che ripetevano “In che tempi viviamo se le regine depongono il loro scettro e vogliono vivere da private cittadine, per sé stesse e le muse?”. Appassionata di politica, scienze e filosofia, Cristina infatti, preferì la Francia e l’Italia alla sua Svezia natale. In piena Controriforma il suo arrivo nella penisola italiana assunse i contorni di un trionfo, tanto che una piccola cittadina come Assisi si onoro’ di ospitarla nel palazzo Giacobetti e di ricordarla con una lapide. Il viaggio in Italia venne coronato con la fastosa entrata che le riservo’ papa Alessandro VII nella Città Eterna; il duca di Parma le mise a disposizione Palazzo Farnese, che divenne rapidamente il centro della vita mondana romana.
Un personaggio stravagante e sconcertante, ma di grande rilievo, una amazzone barocca che ha intrigato e scandalizzato i contemporanei che ripetevano “In che tempi viviamo se le regine depongono il loro scettro e vogliono vivere da private cittadine, per sé stesse e le muse?”. Appassionata di politica, scienze e filosofia, Cristina infatti, preferì la Francia e l’Italia alla sua Svezia natale. In piena Controriforma il suo arrivo nella penisola italiana assunse i contorni di un trionfo, tanto che una piccola cittadina come Assisi si onoro’ di ospitarla nel palazzo Giacobetti e di ricordarla con una lapide. Il viaggio in Italia venne coronato con la fastosa entrata che le riservo’ papa Alessandro VII nella Città Eterna; il duca di Parma le mise a disposizione Palazzo Farnese, che divenne rapidamente il centro della vita mondana romana.
L’invito
che rivolgo a tutti per una larga e sentita partecipazione, è aperto anche
a familiari ed amici. Sezione, ore
17,00.
DOMENICA 16 Pranzo
conviviale Ristorante Hotel dei Duchi Spoleto, nell’atmosfera gioiosa del
Carnevale che vedrà coinvolta l’intera città nella prima sfilata dei carri, la
cui partenza è prevista da Piazza della Libertà intorno alle 14,30. Per noi e
familiari l’appuntamento al Ristorante è
alle 12,30 e l’ inizio pranzo alle ore 13,00.
L’invito
è aperto anche ad amici e conoscenti. Costo pro-capite € 30,00.
E’ gradita la prenotazione entro mercoledi’ 15 con l’indicazione del numero dei
partecipanti. In allegato il menù.
P.di C. Gen. B. Carmine Aulicino – Segretario cell. 360 100 1428-
DATE DA DEFINIRE: 1) 1^ Sperimentazione del Progetto di incontro e
di confronto sulla tematica dei valori di ieri e di oggi, preceduto
da un apposito filmato. Riserva del tema, del titolo del
film, del giorno e dell’ora.
2) Visita di
cortesia al nuovo Comandante del Btg. Gran. “Cengio” di Spoleto, Ten. Col. ISSMI Gabriele GUIDI.
Con il mio più caloroso invito a voler
partecipare attivamente alla vita di Sezione, Vi saluto con la più viva cordialità
e stima.
f.to IL PRESIDENTE DI SEZIONE
B.Gen.(ris.)
ing. Antonio CUOZZO
Orario di
apertura della Sezione
Martedì 10,00 - 12,00
Venerdì 18,00 -
20,00
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ALLEGATO
lunedì 20 gennaio 2020
L'8 settembre a Lero 2
LA CRISI ARMISTIZIALE DEL 1943
Dodecanneso
I tedeschi impegnarono nel corso
dei combattimenti circa 2700 uomini contro 7603 militari italiani e 4000-5000
britannici. Le truppe tedesche combatterono sino all’estremo delle loro
capacità e che il successo fu appeso letteralmente ad un filo. Dato il rapporto
di forze che era di 2 a 11, un ruolo rilevante lo giocò la Luftwaffe che riuscì
a tenere in scacco la flotta britannica e ad avere il dominio assoluto del
cielo della battaglia. Le perdite tedesche furono alte furono in termini di
Caduti e feriti di 1109, ed altre fonti indicano 1183 uomini, vale a dire il
41% della forza impiegata.
I Britannici ebbero oltre 600
Caduti, e caddero prigionieri 200 Ufficiali e 3000 uomini di truppa , mentre
gli Italiani, che i tedeschi chiamavano “truppe di Badoglio” ebbero 87 Caduti e
164 dispersi, mentre caddero prigionieri, tra cui Mascherpa 250 ufficiali e
5000 uomini di truppa.
Hitler tributò un vivo elogio a i
“conquistatori di Lero” definito un caposaldo britannico nel Mediterraneo
orientale. Churchill fu folto
amareggiato da questa perdita. Il Comandante del medo Oriente, gen. Wilson ebbe
a scrivere
“Lero è caduta dopo eroici combattimenti contro preponderanti attacchi
aerei- E’ stata una azione intermedia tra il successo e la sconfitta. Ben poco
sarebbe bastato a inclinare a bilancia a nostro favore, e a riportare un
trionfo. Abbiamo invece patito un rovescio le cu conseguenze sono fin troppo evidenti..
Quando assumemmo il rischio in settembre lo facemmo con gli occhi bene aperti.
E tutto sarebbe finito bene se avessimo potuto prendere Rodi..”
Eisenhower ricevette severe e
durissime critiche, in quando aver perso il controllo del Mediterraneo
Orientale non era cosa da poco.
venerdì 10 gennaio 2020
L'8 settembre a Lero 1
LA CRISI ARMISTIZIALE DEL 1943
Dodecanneso
All’inizio di novembre i tedeschi
furono costretti a rinviare ancora una volta l’attacco all’isola di Lero. Una
decisione dovuta in un primo tempo alle notizie di rinforzi ricevuti dalla
guarnigione italiana da parte inglese. Il 12 novembre l’operazione finalmente
ebbe inizio. Alle 5,43 sbarcarono a Lero 500 uomini del Gruppo di combattimento
Muller, mentre altri reparti sbarcati su altri punti della costa furono
respinti e furono costretti a prendere terra soltanto il giorno dopo. Alle
13,27 sempre del 12 settembre i tedeschi effettuarono un lancio di
paracadutisti della forza di un battaglione rinforzato[1]
in un a zona ritenuta da tutti inidonea ad operazioni di aviolancio; infatti
subirono al momento della presa a terra numerosissime perdite, ma ottennero il
risultato di separare le forze britanniche da quelle italiane, ed in sede di
considerazioni finali questa impresa temeraria al limite del suicidio fu
determinate per il successo e della conquista dell’isola . Con ciò è dimostrato
l’impegno e la determinazione tedesca a voler conquistare Lero.
Questa azione ebbe anche successo
per il fatto che il comando inglese, malgrado il consiglio datogli dal comando
italiano aveva preferito impiegare buona parte delle sue forze per integrare la
difesa della costa anziché schierarle al centro di ogni settore pronta ad
intervenire dove fosse occorso. Il possesso del settore centrale dell’isola a
parte tedesca e la conseguente mancanza di riserve a nord permise ai
paracadutisti tedeschi di infiltrai e raggiungere il monte Rachi. Questo fu
l’unico successo tattico dei tedeschi che nel corso della prima giornata non riuscirono
a raggiungere obiettivi più consistenti. . La notte del 13 settembre il comando
inglese decise di contrattaccare tra le baie di Alinda e di Gurna e nella zona
del monte Appetici per arrestare i paracadutisti nella regione del monte Rachi.
Verso l’alba i tedeschi attaccarono il comando del I battaglione del 10°
Reggimento fanteria a nord est del monte Maraviglia ma vennero respinti. L’episodio
indusse il comando inglese a procrastinare la preordinata azione offensiva. .
Nella giornata del 13 la lotta si
riaccese ovunque ed i tedeschi ebbero ragione delle difese del monte Appetici e
del monte Clidi per cui si delineò una situazione preoccupante alla quale il
comando inglese pensò di poter far fronte preparando per il mattino successivo
un contrattacco con tutte le forze recuperabili mentre il comando italiano si
preoccupò di chiedere a Samo, al generale Saldarelli, l’invio urgenti di almeno
800 uomini di rinforzo.
Il girono 14 mentre i tedeschi
sferravano una nuova pesante azione aerea sull’isola, si svolse i progettato
attacco inglese tendete alla eliminazione dei paracadutisti, ma ad essa venne
sottratta un’aliquota delle forze preventivate per inviarla a sostegno delle
truppe impegnate nella zona di monte Appetici. L’azione contro i paracadutisti
si risolse in un insuccesso.. Nel pomeriggio i tedeschi effettuarono nuovi
lanci di paracadutisti nel settore centrale, mentre le forze britanniche
riconquistarono la batteria del monte Clidi e, sostenute dai marinai italiani
contennero i tedeschi nella zona compresa fra la baia di Pulma e di Blefuti.
Alla sera arrivarono da Samo 180 uomini in rinforzo ed in un tempo successivo
ne giunsero altri 400
Un nuovo contrattacco inglese
sferrato all’alba del 15 settembre non ebbe successo, mentre i tedeschi, padron
dell’abitato di Lero e dei dintorni, riprese le azioni aeree di bombardamento,
riuscirono a sbarcare altre truppe nel settore settentrionale, attaccarono il
Castello e l’occuparono nonostante la strenua difesa del nucleo di marinai
italiani poste alla sua difesa. Conquistarono poi le posizioni del monte
Meraviglia ampliarono l’occupazione tra le baie di Alinda e di Giurna e
riuscirono a congiungere le forze operanti in questo settore con quelle del
settore settentrionale
La lotta proseguì anche il giorno
16 novembre a monte Meraviglia, a porta Vecchia e nella via di Portolago: non
pochi furono i tentativi sia italiani che inglesi per contrastare l’azione
tedesca.
L’ammiraglio Mascherpa rifiutò e
respinse la proposta di resa avanzata dai tedeschi alle 12, 30 del 16 novembre e
la difesa, sebbene ridotta ai minimi termini, ancora era in grado di reggere.
Verso le 17,30, il comando inglese, visto che
la pressione tedesca sul monte Meraviglia sede del comando britannico si era
fatta serrata, decise di arrendersi e mandò al comando italiano l’ordine di
sospendere il fuoco. Il generale inglese, accompagnato da ufficiali tedeschi
che lo tenevano prigioniero si recò presso il comando dell’ammiraglio Mascherpa
per comunicargli personalmente la sua
decisione di non aver potuto più oltre la lotta e per ringraziarlo per il
valoroso contributo e la fraterna collaborazione[2]degli
italiani.
La sera del 16 novembre cadeva
Lero, con gli italiani che si arresero per ultimi.
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